Censis e Ocse: un focus su scuola e insegnanti

03/07/2014 di Redazione
Censis e Ocse: un focus su scuola e insegnanti

Il sistema scolastico nel nostro paese è in crisi. Lo rivela un approfondito studio del Censis che ha osservato la funzione e il valore della nostra istruzione, a partire dall'asilo. Quel che ne è emerso è che il nostro sistema educativo perde significativamente nel tempo la capacità di offrire qualifiche e un futuro migliore e in generale non è più lo strumento che garantisce il riequilibrio sociale per i ragazzi provenienti da famiglie svantaggiate: il tasso dell'abbandono scolastico sale esponenzialmente nei casi di genitori che a loro volta non hanno studiato. Tra i comuni italiani solo il 55% ha attivato servizi per l'infanzia soddisfacenti, e nei capoluoghi di regione la domanda insoddisfatta resta ancora al 35,2%, un tasso particolarmente alto se si pensa che i comuni con i dati peggiori sono Palermo (71,9%) e Roma (67,3%), mentre spicca Milano per merito, con appena il 4,9% di domanda insoddisfatta.
Questo senso di sfiducia è strettamente connesso con il crescente abbandono scolastico: nell'anno 2013/2014 il 27,9% degli studenti statali risulta "disperso", sono circa 164mila giovani, e se si estende l'arco temporale agli ultimi 15 anni circa 2,8 milioni di ragazzi hanno lasciato la scuola statale. Per quanto riguarda le iscrizioni universitarie siamo ampiamente sotto la media europea e negli ultimi anni il numero delle immatricolazioni ha subito un forte calo, mentre sono aumentate le iscrizioni di italiani presso università straniere.
Tra i motivi dell'abbandono universitario c'è anche la caratteristica di una classe docente anziana e precaria: l'Ocse ha fotografato nel rapporto Talis (indagine internazionale sull'insegnamento e l'apprendimento) la situazione degli insegnanti in Italia delineando un quadro, anche in questo caso, molto più arretrato rispetto al resto dell'Europa. Basti pensare che i docenti over 60 in appena cinque anni in Italia sono quasi raddoppiati, andamento che riguarda entrambi i sessi, e a questo proposito c'è stata un'inversione di tendenza: se nel 2008 le presidenze erano ancora a maggioranza maschile, ad oggi le donne presidi sono più del 55%. Accanto a questo buon indice c'è quello dell'età media dei docenti, molto meno positivo. Con la media di 57 anni abbiamo i professori tra i più vecchi del mondo e questi lavorano in media 30 ore settimanali, conteggiando anche la preparazione delle lezioni e tutte le attività funzionali all'insegnamento, molto meno dei colleghi europei. Inoltre, il nostro paese è quello che riporta la minore retribuzione del mestiere, ancora fortemente precario: il tasso dei supplenti presenti nelle scuole italiane sale al 18,5%, uno dei più alti nel mondo.
Quel che sorprende nel panorama scolastico è l'immutata dedizione e amore per il proprio lavoro che i docenti dichiarano: l'87% ritiene di saper motivare gli studenti e il 98% sente di svolgere bene il delicato lavoro di accompagnare i giovani nel proprio percorso formativo. L'88% degli insegnanti percepisce inoltre che il loro ruolo nella società è scarsamente valorizzato e considerato, fattore questo strettamente connesso con la scarsa retribuzione che da sempre nel nostro paese caratterizza la classe docente statale.