ECRI: contrastare culturalmente il razzismo in Europa

17/07/2014 di Redazione
ECRI: contrastare culturalmente il razzismo in Europa

L'ECRI, Commissione Europea contro il razzismo e l'intolleranza, in occasione della pubblicazione del suo report annuale ha richiesto un'azione tempestiva contro le organizzazioni estremiste che praticano e promuovono il razzismo. Il rischio, ha dichiarato il portavoce, è quello di ritrovarsi coinvolti in un'escalation di violenze e attività criminali nel segno del razzismo e della discriminazione. I dati parlano chiaro: l'ECRI ha infatti rilevato un aumento del sostegno a partiti nazionalisti aggressivi, xenofobi e populisti in numerosi Stati membri. Inoltre è sensibilmente presente un senso di nostalgia fascista legato ancora alla seconda guerra mondiale. Il rapporto sollecita l'urgenza di "fare di più per comunicare un'immagine positiva delle società plurali e dei benefici che ne derivano", esortando i Paesi ad adottare piani di azione nazionale per combattere e sradicare il fenomeno razzista. L'attenzione è rivolta anche alle autorità, che con intelligenza dovrebbero evitare con il loro contributo di accrescere una spirale violenta. Il 2013, anno tragico per il Mediterraneo, ha visto irrigidirsi le politiche di asilo e assistito alla costituzione di nuove misure drastiche tra cui la chiusura delle frontiere; i migranti sono diventati spesso oggetto di odio, fulcri importanti di vaste campagne politiche. L'ECRI, e in particolare il Presidente dell'organismo, Christian Ahlund, invita pertanto nuovamente tutti i Governi europei affinché le persone presenti nei loro territori possano avere l'accesso ai diritti umani basilari, indipendentemente dal loro status di migranti. Per la Commissione, quello dell'odio contro il diverso è un tema ancora molto, troppo presente in tutti gli stati europei: l'indirizzo è quello di osservare le misure preesistenti per contrastare tale fenomeno e interrogarsi sulla loro efficacia: non solo le forme di espressione razziste e xenofobe dovrebbero essere criminalizzate, ma anche tutti i discorsi intolleranti, provocatori e incitatori contro i gruppi vulnerabili come i migranti, i rom, i musulmani e gli ebrei. Talvolta la stampa stessa contribuisce ad alimentare una spirale d'odio nei cittadini che di fronte alla domanda "perché?" non sanno dare risposta, semplicemente vivono suggestionati dalle tendenze mediatiche che condizionano il paese.