Gaza ancora sotto attacco

24/07/2014 di Redazione
Gaza ancora sotto attacco

Continuano i bombardamenti dell'operazione Protective Edge contro Gaza. Ad oggi i morti sono più di 550, in gran parte civili, moltissimi i bambini. Prese di mira strutture di importanza capitale come gli ospedali (sono stati bombardati l'ospedale geriatrico Al Wafa, l'ospedale Europeo di Rafah e l'ospedale Al-Aqsa a Deir al-Balah), che durante il conflitto continuano a lavorare a pieno regime anche in situazioni di carenza di medicinali. I bombardamenti hanno altresì provocato la distruzione di circa 300 case, e ne hanno danneggiate più di 1500.
Amnesty International ha denunciato l'operato di Israele, ribadendo che il continuo bombardamento di abitazioni civili e di ospedali si aggiunge all'elenco dei possibili crimini di guerra. Situazione che richiederebbe un'indagine internazionale indipendente.
Philip Luther, direttore del programma Medio Oriente e Africa del Nord dell'organizzazione, ha dichiarato: "Quello contro l'ospedale Al-Aqsa è l'ultimo di una serie di attacchi nei confronti o nei pressi delle strutture mediche di Gaza, che stanno lottando per fronteggiare l'emergenza di migliaia di feriti, da quando l'8 luglio Israele ha lanciato la sua offensiva militare. Prendere di mira strutture mediche è sempre ingiustificabile. Questi attacchi sottolineano la necessità che l'Onu disponga una rapida e imparziale indagine internazionale".
I brevi cessate il fuoco permettono ai civili di recarsi nelle banche e nei negozi per rifornirsi dei beni di prima necessità, che però sono diventati sempre più scarsi e costosi. Manca anche il sangue necessario per le numerose trasfusioni.
Il fine settimana scorso ha visto un intenso bombardamento a Shujaiya, un quartiere a est di Gaza City abitato da oltre 90mila persone, e preso di mira in quanto "fortezza" ospitante razzi, tunnel e centri di comando. Nei giorni antecedenti alla popolazione era stato intimato di lasciare il quartiere, ma molti civili non hanno abbandonato le loro abitazioni, in assenza di posti dove andare. Gli sfollati stanno infatti riempiendo tutte le scuole dell'UNRWA, l'agenzia Onu per i rifugiati palestinesi e gli altri rifugi possibili, ma non è abbastanza. Sta di fatto che emanare avvisi per evacuare intere zone non esenta Israele dal rispettare l'obbligo, previsto dal diritto internazionale umanitario, di proteggere i civili.
Sarebbe necessario un embargo sulle armi dirette a tutte le parti, come auspicato da Amnesty, per favorire una risoluzione diplomatica del conflitto. I bombardamenti però continuano, senza pietà per niente e nessuno.