Istat: una famiglia su cinque è povera

17/07/2014 di Redazione
Istat: una famiglia su cinque è povera

Aumentata l'incidenza della povertà assoluta: tra il 2012 e il 2013 è passata dal 6,8 al 7,9%, principalmente sull'onda del declino nelle regioni delI'Italia meridionale. Quest'anno  sono state coinvolte dal grave fenomeno circa 303mila famiglie in più, equivalenti a 1 milione 206mila persone.
Il 7,9% della popolazione è sotto la soglia della povertà assoluta: questi nuclei, secondo la definizione dell'Istat, non riescono a sostenere la spesa minima necessaria per acquistare quei beni e servizi "considerati essenziali per conseguire uno standard di vita minimamente accettabile".
Per quanto riguarda l'indice di povertà relativa, esso viene calcolato sulla media di spesa pro capite del Paese, ovvero circa 970 euro al mese, un valore già di per sé in calo dall'anno precedente. I nuclei composti da due persone che spendono meno di tale cifra sono al di sotto della soglia di povertà relativa. La loro spesa media è stata di 764 euro mensili, in calo dai 793 euro del 2012.
Tenendo in considerazione le famiglie sotto la soglia della povertà e quelle che vi si avvicinano, si giunge ad una drammatica conclusione: una famiglia italiana su cinque è povera, o quasi. Il 16,6% della popolazione è sotto la soglia della povertà relativa, mentre quelle in povertà assoluta sono il 9,9%.
La povertà assoluta l'anno scorso è aumentata tra le famiglie con tre (dal 6,6 all'8,3%), quattro (dall'8,3 all'11,8%) e cinque o più componenti (dal 17,2 al 22,1%). Peggiora la condizione delle coppie con figli: dal 5,9 al 7,5% se il figlio è uno solo, dal 7,8 al 10,9% se sono due e dal 16,2 al 21,3% se i figli sono tre o più, soprattutto se almeno un figlio è minore. Nel 2013, 1 milione 434 mila minori sono poveri in termini assoluti (erano 1 milione 58 mila nel 2012).
La distribuzione sociale del fenomeno è diventata via via più variegata, aumentando sia nella popolazione con titolo di studio medio-basso, tra gli operai ed i disoccupati, così come nella popolazione anziana.
Per quanto riguarda invece l'analisi a livello territoriale, l'aumento della povertà assoluta viene registrato principalmente al Mezzogiorno (circa 725mila poveri in più, portando il totale a 3 milioni e 72mila persone), che si accompagna ad un aumento dell'intensità del fenomeno della povertà relativa, che è passata dal 21,4 al 23,5%. Al contrario, la situazione di alcune sacche della popolazione del Settentrione sta conoscendo un miglioramento: l'incidenza della povertà relativa tra i single non anziani è passata dal 2,2 all'1,1%, sebbene ciò sia avvenuto a scapito dell'indipendenza dalla famiglia di origine. Migliora anche la situazione delle coppie meridionali con un solo figlio e con a capo un impiegato o un dirigente: l'incidenza della povertà è passata dal 31,3 al 26,9%, sebbene i valori siano rimasti al di sopra di quelli registrati nel 2011.
Un fenomeno in aumento, e dunque da monitorare attentamente, dove è importante intervenire per favorire il riassorbimento del disagio in assenza di interventi pluriennali e mirati.