L'Unità è viva

31/07/2014 di Redazione
L'Unità è viva

"Il giornale non dovrà avere alcuna indicazione di partito. Dovrà essere un giornale di sinistra. Io propongo come titolo l'Unità puro e semplice che sarà un significato per gli operai e avrà un significato più generale", con queste parole Antonio Gramsci fondava nel 1923 il quotidiano. Il primo agosto 2014 il giornale "populista" chiude i battenti e lo ha fatto con un'ultima edizione, quella del 31 luglio, le cui pagine mancavano di inchiostro, l'edizione era in bianco, solo in prima pagina il titolo urlava "L'Unità è viva". Cosa rimane del pluralismo dell'informazione? Il quotidiano fondato da Antonio Gramsci proprio in questo 2014 haraggiunto i 90 anni di vita. Dal primo agosto sono in edicola come quotidiani democratici, popolari e non padronali solo il Manifesto e il Fatto quotidiano. Dalla metà degli anni 70 inquaranta anni sono scomparsi dalle edicole molte testate, come ad esempio Paese Sera, Il Quotidiano dei Lavoratori, Lotta Continua.
Diverso per la tv digitale: proprio in questi ultimi giorni Sky la unifica in Europa, Murdoch unisce pay tv di Italia, Germania e UK. Il colosso della tv lancia una nuova offensiva mediatica in tutta risposta alla crisi del mercato, il magnate dei media ha infatti portato a termine una complessa trattativa per l'unificazione delle sue pay tv europee sotto un unico tetto. Conterà così su circa 20 milioni di abbonati e potrà concentrare maggiormente le forze in tutta risposta alla crisi di mercato, soprattutto in terra inglese.
Chi ha più soldi sopravvive, chi vende più spazi pubblicitari ce la fa.
Il cdr dell'Unità ha diffuso un comunicato: "Fine della corsa. Dopo tre mesi di lotta, ci sono riusciti: hanno ucciso l'Unità. I lavoratori sono rimasti soli a difendere una testata storica. Gli azionisti non hanno trovato l'intesa su diversi percorsi che avrebbero comunque salvato il giornale, e che i due liquidatori avevano chiesto di approvare. Un fatto di gravità inaudita, che mette a rischio la sopravvivenza di una voce libera e autorevole dell'editoria italiana, oltre che un'ottantina di posti di lavoro in un momento di grave crisi del settore dell'informazione".
Cosa rimane dell'editoria italiana? Cosa rimane delle voci storiche e dell'eredità che avremmo dovuto custodire per tramandare alle generazioni a venire?
"Odio gli indifferenti. Credo che vivere voglia dire essere partigiani. Chi vive veramente non può non essere cittadino e partigiano. L'indifferenza è abulia, è parassitismo, è vigliaccheria, non è vita. Perciò odio gli indifferenti. Alcuni piagnucolano pietosamente, altri bestemmiano oscenamente, ma nessuno o pochi si domandano: se avessi fatto anch'io il mio dovere, se avessi cercato di far valere la mia volontà, sarebbe successo ciò che è successo? Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti", Antonio Gramsci, 11 febbraio 1917.