Lampedusa: l'aggiornamento sugli ultimi sbarchi

24/07/2014 di Redazione
Lampedusa: l'aggiornamento sugli ultimi sbarchi

Sabato scorso un barcone in difficoltà è stato avvistato a 65 miglia da Lampedusa da un mercantile danese, che si è adoperato per mettere in salvo i passeggeri. Il bilancio provvisorio era di 30 vittime, morte intrappolate nella stiva oppure uccisi a colpi di bastone o a coltellate dagli altri passeggeri dell'imbarcazione.
I superstiti hanno però fatto emergere una situazione ben più drammatica: "su quel barcone eravamo in 750, ci siamo salvati soltanto in 569, gli altri 181 sono morti, molti annegati quando ci siamo avvicinati al mercantile danese Torm Lotte che ci stava aiutando. E tra loro c'erano molti bambini".
Sul barcone, infatti, erano state fatte salire troppe persone: l'imbarcazione era stata riempita come un carro bestiame, e molti non ce l'hanno fatta. I video che documentano il salvataggio, girati da alcuni superstiti siriani, documentano la morte di moltissimi bambini caduti in acqua.
Un altro gommone con 61 migranti a bordo è stato soccorso martedì dalla Marina Militare, e per il momento sono stati recuperati solo 5 corpi. I passeggeri hanno però testimoniato che a bordo erano presenti almeno 80 persone.
Per quanto riguarda la settimana scorsa, venerdì sono sbarcati a Lampedusa circa 1400 migranti, con tre sbarchi distinti. I profughi sono principalmente di origine eritrea, somala o siriana.
Sull'isola il sistema di accoglienza lavora a pieno regime. Oltre a Esercito, Marina e Carabinieri, sono moltissime le organizzazioni al lavoro, fra cui Save the Children, Lampedusa Accoglienza,la Chiesa Valdese con il progetto Mediterranean Hope, la Congregazione delle suore dei Poveri, gli avvocati del Progetto Lampedusa, e molti medici volontari. Molte le difficoltà derivanti dalla gestione di una quantità tanto ingente di profughi, che fanno sì che spesso i migranti siano lasciati ad aspettare sui moli per ore, spesso senza scarpe e rischiando la disidratazione, in attesa del trasferimento nei centri di primo soccorso e accoglienza. Si tratta di una situazione che da emergenziale sta diventando quotidiana, e in quanto tale necessita di soluzioni strutturali e a lungo termine.