MEDU: una geografia degli insediamenti romani

03/07/2014 di Redazione
MEDU: una geografia degli insediamenti romani

Medici per i Diritti Umani, occupati nel soccorso e nella cura dei migranti forzati in condizione di precarietà a Roma, evidenziano alcuni nodi critici emersi durante i loro monitoraggi. Negli ultimi 12 mesi, i pazienti accolti nel loro "Camper per i diritti" sono stati 635, di 42 nazionalità diverse. Tra questi, il 56% è costituito da migranti forzati di cui il 43% richiedenti asilo o già titolari di protezione internazionale e il 13% costituito da migranti che non avevano ancora presentato richiesta di protezione internazionale, oppure erano in transito verso altri paesi.
Tra i migranti forzati, i MEDU sottolineano la presenza numerosa di pazienti provenienti da Asia, Africa occidentale e Corno d'Africa, in particolare da Afghanistan, Mali, Eritrea, Costa d'Avorio, Pakistan, Gambia e Ghana. Più dei due terzi del totale dei migranti forzati incontrati aveva meno di trent'anni, il 4% era minorenne e il 30% era di età compresa tra i trenta e i cinquant'anni, solo il 2% superava i cinquanta.
I dati più interessanti raccolti dai medici riguardano la "geografia" degli insediamenti delle diverse nazionalità, non uniformi sui diversi territori romani.
Nel dettaglio: i migranti asiatici sono presenti in quantità considerevole presso il "Centro di prossimità" di Tor Marancia; una tensostruttura provvisoria approntata dal Comune nel 2012 per accogliere i migranti che giungono nell'area di Ostiense. Nelle grandi stazioni: a Termini i migranti sono prevalentemente provenienti dall'Africa occidentale e a Ostiense dall'Afghanistan.
La tendopoli spontanea di Colle Oppio ospita quasi totalmente migranti dell'Africa occidentale, mentre nella "Comunità Pace", baraccopoli nei pressi di Ponte Mammolo, si trovano soprattutto eritrei. Qui eccezionalmente è anche registrato un numero significativo di donne e bambini.
I MEDU segnalano la grave carenza di posti specialmente dedicati ai rifugiati vittime di traumi psichici e affetti da disturbi psichiatrici: sull'intero suolo romano queste strutture sono solo dodici, e molte di queste persone che richiederebbero forme particolari di accoglienza vivono per strada in assenza di servizi essenziali e in condizioni di grave vulnerabilità, come ad esempio al Selam Palace, sulla Collatina o in via Curtatone.
In questi grandi insediamenti informali è molto frequente trovare persone titolari di protezione internazionale che vivono da anni in condizioni di emarginazione ed esclusione, sintomo questo di un'accoglienza parallela che denuncia l'inefficacia di quella istituzionale.
I MEDU registrano quindi i dati di una popolazione giovane, con meno di 30 anni, con problemi di salute legati nella maggior parte dei casi a condizioni igienico-sanitarie inadeguate, provati dal viaggio o segnati dalle torture e dai trattamenti inumani e degradanti subiti nel proprio paese o nel tragitto per raggiungere l'Europa. La categoria dei migranti appena sbarcati in Italia è di certo la più vulnerabile e la più bisognosa di attenzioni e cure mediche, e paradossalmente è quella che, invisibile ai margini di un sistema di protezione istituzionale, riceve meno sostegno e assistenza.