Migranti: nuove tragedie in mare

03/07/2014 di Redazione
Migranti: nuove tragedie in mare

Tragedie continue per i migranti che si sono imbarcati per raggiungere le coste italiane. A Pozzallo è stato rimorchiato dalla nave Grecale un peschereccio su cui sono stati ritrovati 45 salme di uomini, tutti verosimilmente maggiorenni, provenienti dall'Africa centrale.
Il capitano di fregata Stefano Frumento, designato ai soccorsi, si è detto fortemente impressionato dalle condizioni di sovraffollamento, "non ho mai visto tante persone in così poco spazio", e ha dichiarato che il peschereccio trasportava 600 persone, più del doppio di quelle che poteva contenere. I corpi dei migranti sono stati trovati nella sala ghiacciaia, dove sarebbero morti per schiacciamento e asfissia.
Frumento, nonostante la vasta esperienza, ha definito la tragedia la peggiore che "Mare Nostrum" abbia mai accolto, prevedendo nuove analoghe sorti nei prossimi mesi di condizioni climatiche favorevoli agli sbarchi.
I due medici legali incaricati dalla Procura hanno già cominciati i primi accertamenti autoptici esterni, per poi procedere alle autopsie vere e proprie.
Padre Giovanni La Manna, presidente del Centro Astalli, esaminando la dinamica di quest'ultima tragedia (i 45 morti si sommano alle 10mila vittime in dieci anni), insiste sull'urgenza di istituire reti di soccorso e protezione perché "se fossimo noi nei loro panni è questo quello che ci aspetteremmo". L'appello è rivolto anche all'Europa, il cui scorso Consiglio a Bruxelles non ha sortito i risultati auspicati, soprattutto dal punto di vista della effettiva percezione della portata del problema. Infatti, prosegue La Manna, la vera sfida oggi è "trovare alternative protette e legali per mettere in salvo le vittime innocenti di guerre e persecuzioni".
Un secondo gommone è naufragato nel Canale di Sicilia. L'UNHCR, dopo aver rilevato le testimonianze di alcuni dei sopravvissuti al naufragio, ha comunicato che ci sono circa 80 dispersi in mare. La procura di Catania ha aperto un'inchiesta a riguardo, e sono state avviate indagini da parte della squadra mobile e della Capitaneria del porto di Catania. Anche questa imbarcazione viaggiava in condizioni di sovraffollamento, con circa 101 passeggeri a bordo.
L'UNHCR ha stimato che dall'inizio del 2014 siano morti nel Mediterraneo circa 500 tra migranti e rifugiati, tutto ciò nonostante l'enorme sforzo delle autorità italiane e l'aiuto costante delle imbarcazioni private. L'organizzazione ha dichiarato che "Queste ulteriori tragedie dimostrano che i rifugiati non hanno altra possibilità se non rischiare la vita nella traversata del Mediterraneo per cercare rifugio da guerre e persecuzioni", ribadendo la necessità di alternative legali alle pericolose traversate in mare, come la  creazione di corridoi umanitari, l'accesso facilitato al ricongiungimento familiare, e il reinsediamento, per garantire a tutti coloro che fuggono da situazioni disperate la possibilità di cercare e trovare protezione e asilo.
Dopo il naufragio di Lampedusa questa prospettiva sembrava essersi avvicinata alle agende politiche del vecchio continente, ma la sempre minore attenzione dei media a quell'accadimento ha fatto sì che i capi di stato dell'Ue proponessero come unica via di uscita all'emergenza umanitaria il potenziamento di Frontex, irrigidendo i confini europei.
Ora quella scelta appare terribilmente brutale, e all'Europa viene chiesto nuovamente di mettere le vite umane al primo posto, dopo la supremazia delle frontiere. I governi hanno cominciato le negoziazioni con i paesi di partenza, per impedire che le morti in mare avvengano davanti ai nostri occhi. Ma questa non è una soluzione sostenibile.