Roma: l’unico lago naturale rischia la scomparsa

31/07/2014 di Redazione
Roma: l’unico lago naturale rischia la scomparsa

L'Ex Snia, l'unico lago naturale di Roma, rischia di scomparire rimpiazzato da una colata di cemento. Tra la Prenestina e Casal Bertone è sorto nel 1992 un bacino d'acqua minerale, alle spalle dell'ex fabbrica tessile Viscosa, e ad oggi il lago è il rifugio di decine di specie faunistiche protette. I comitati di quartiere si stanno battendo da anni con la richiesta che il Comune espropri l'intera area di proprietà del costruttore Antonio Pulcini, intenzionato a costruire quattro grattacieli. Al suo posto i comitati richiedono un parco pubblico con i relativi servizi come previsto dal piano regolatore. Il 14 agosto scadrà il termine per realizzare la destinazione d'uso dell'esproprio, se entro quella data il Sindaco non si attiverà stanziando i fondi necessari per avviare i lavori di allargamento del parco l'area correrà il rischio di tornare all'ex proprietario che andrà avanti col suo progetto edilizio. La vicenda ha radici antiche: nel 1954 la fabbrica tessile Cisa Viscosa cessò la produzione e 14 anni più tardi la pineta storica fu vincolata sulla collina dell'ex fabbrica; nel 1990 il costruttore Pulcini acquistò i capannoni e l'area circostante agevolato dalla concessione edilizia rilasciata a maggio dello stesso anno dall'assessorato all'Urbanistica della Regione Lazio. Nonostante le irregolarità della concessione nelle planimetrie accertata dal Tribunale nel 1992 partirono i lavori per la costruzione di un centro commerciale, e bucato il sottosuolo per gettare le fondamenta gli escavatori intercettarono la falda dell'acqua bullicante. Questo comportò l'allagamento del cantiere, e a seguito di un'acquazzone si ruppe il collettore della rete fognaria e si allagò l'intera zona di via Prenestina. Così si formò il lago e nel 1992 fu disposto l'annullamento della concessione edilizia, nel 2007 fu anche respinto il ricorso del costruttore. Nel 1994 l'assemblea capitolina dispose e approvò il progetto per la sistemazione a verde pubblico attrezzato e avviò la procedura di esproprio, l'anno successivo i cittadini occuparono i capannoni per presidiare il parco futuro e salvaguardarlo da costruzioni illecite, dando luogo al centro sociale "Ex Snia". Nel 2009 però il commissario delegato ai Mondiali di nuoto autorizzòla società Asd Larusa costruire un impianto nuotatorio nell'area (oltre10.000 metri quadraticon piscine, solarium, bar e sale congressi) ma il dipartimento allo Sport del Comune fu occupato e la concessione revocata. Nacque poi l'idea di utilizzare l'area del parco per costruire dei residence universitari da affittare e i cittadini tornarono a protestare, bloccando così la delibera del 2010 mai approvata in Campidoglio. Lo scorso febbraio una nuova società, la Ponente1978, haproposto un nuovo progetto edilizio per la costruzione di 55mila metri cubi (quattro torri da100 metril'una) e ora in attesa di sviluppi i cittadini sollecitano il Sindaco Marino a prendere provvedimenti perché allo scadere del decimo anno dall'esproprio il terreno potrà tornare in mano all'ex proprietario, ed eccoci così arrivati alla fatidica data del 14 agosto. Il Comune ha dichiarato che "Roma Capitale ha la piena l'intenzione di rendere fruibile per tutti i cittadini l'area del Parco delle Energie e trasformarla in un parco pubblico. Prima però è necessario provvedere alla corretta definizione del perimetro del parco pubblico e a mettere in sicurezza l'area, agli argini della quale infatti sono presenti dei fabbricati in alcuni casi pericolanti. Solo successivamente a questo intervento sarà possibile procedere alla sistemazione definitiva dell'area". La speranza è quella che tale risorsa naturale venga preservata nell'area urbana con un'azione incisiva del Comune che dopo dieci anni di disattenzione rischia di destinare una risorsa preziosa all'edilizia selvaggia.