Roma: nuovo sgombero per i rom

10/07/2014 di Redazione
Roma: nuovo sgombero per i rom

Giovedì 10 luglio alle 7.30 è stato effettuato lo sgombero forzato dell'insediamento informale rom alla stazione ferroviaria Val d'Ala, nei pressi della periferia nord-est romana, ad opera degli ufficiali della Polizia di Roma Capitale. Sono state abbattute con le ruspe tutte le abitazioni in cui vivevano 15 famiglie composte di 39 rom originari della Romania, di cui 11 minori e numerose persone affette da gravi patologie e anziani.
Negli ultimi mesi il Comune di Roma Capitale era stato più volte sollecitato da associazioni e società civile a prendere coscienza della situazione e a trovare un'alternativa valida con la collaborazione della Direzione Accoglienza e Inclusione del Dipartimento Politiche Sociali romana, con lo scopo di evitare la drammatica soluzione dello sgombero forzato. Questa rimane un' operazione gravemente lesiva dei diritti umani, soprattutto quando le vittime sono individui fragili e vulnerabili. L'ennesimo sgombero che non rispetta le garanzie procedurali sancite dal Comitato sui Diritti Economici, Sociali e Culturali delle Nazioni Unite.
Secondo tali norme, lo sgombero dovrebbe essere sempre accompagnato da una consultazione con gli individui interessati, preceduto da una notifica formale e offerta un'alternativa abitativa adeguata; niente di questo è avvenuto e l'unica soluzione paventata è stata la divisione dei nuclei familiari (accoglienza solo delle donne e dei bambini in una casa famiglia), ragionevolmente rifiutata.
Dalla giunta del sindaco Ignazio Marino, questo è il trentesimo sgombero forzato di insediamenti rom.
I rom privati delle loro abitazioni si sono recati davanti alla sede dell'Assessorato alle Politiche Sociali del Comune di Roma per chiedere una possibile soluzione.
Gli attivisti delle associazioni riportano l'attenzione sull'urgenza di trattare il problema in un modo diverso dalla radice: lo sgombero è la conseguenza di una politica inadeguata nella gestione dell'insediamento e di una mancata integrazione. Perpetrando una gestione di segregazione dei rom nei "villaggi della solidarietà" Roma spende moltissimo, e quelle stesse risorse economiche potrebbero essere riconvertite in progetti più costruttivi volti alla reale integrazione.