Svizzera: droni per difendere le frontiere dai migranti

17/07/2014 di Redazione
Svizzera: droni per difendere le frontiere dai migranti

Nelle nuove misure per potenziare il controllo delle frontiere e proibire gli ingressi illegali la Svizzera sta rinnovando e riorganizzando una vera e propria flotta di droni. Il sistema si rivelerà particolarmente utile nella stagione estiva: i robot decolleranno dall'aeroporto di Payerne e sorvoleranno le montagne del Giura. Jacques Javet, responsabile stampa delle guardie frontaliere svizzere, ha dichiarato che l'iniziativa è stata resa possibile grazie alla loro collaborazione con Skyguide, azienda che possiede i droni che la Svizzera "affitta" per avvalersi delle loro immagini e video.
Non è la prima mossa in questo senso che il paese gioca contro i flussi migratori: già dal 2001 le Forze armate dispongono di alcuni aerei senza pilota, i cosiddetti ADS 95 Ranger, incaricati di monitorare gli arrivi ai confini, ma la loro presenza è stata molto discussa a causa dei motori eccessivamente rumorosi nelle ore notturne. I nuovi droni, contrariamente, voleranno mediamente a 1000 metri di altitudine con picchi di 5500, dotati di videocamere termiche che riporteranno su uno schermo il passaggio di corpi umani: una pattuglia verrà tempestivamente inviata in caso di passaggi sospetti. Tali droni di ricognizione non armati, chiamati Hermes 900 HFE, resistono ad ogni condizione climatica e meteorologica e sono stati già utilizzati precedentemente in Israele.
Ma i droni svizzeri sono soltanto uno degli investimenti che l'Europa ha preventivato per potenziare il sistema di sorveglianza delle frontiere, credendo illusoriamente che questo basti ad arginare il flusso dei migranti irregolari. Amnesty International rivela che tra il 2007 e il 2013 l'UE ha speso circa 2 miliardi di euro per proteggere le proprie frontiere, e nello stesso arco temporale solo 700 milioni sono stati destinati al miglioramento della situazione vitale dei richiedenti asilo e rifugiati in Europa. Una grande spesa in questo senso è costituita anche dalle azioni di rimpatrio finanziate: solo in Italia, nel 2014 ne vengono riportate tre, tutte verso la Nigeria. La più recente, svoltasi il 14 maggio, è costata 341.474,98 euro; la seconda del 19 marzo ne è costati 395.953,51 e quella del 16 gennaio 2.331,37.
Nonostante l'esistenza di tali contromisure e sistemi coercitivi di rimpatrio il flusso dei migranti irregolari verso l'Europa non si è fermato, anzi è esponenzialmente cresciuto e difficilmente decrescerà nei prossimi mesi. L'Europa che spende 740mila euro per rimpatriare circa cento migranti in un anno è lo stesso continente in cui vivono più di 3 milioni di persone senza assistenza, senza cure e senza permessi di soggiorno. Inasprire e irrigidire il concetto di frontiera, sia nella sua accezione legislativa che in quella fisica, ha come uniche conseguenze quelle di moltiplicare i casi di migrazioni irregolari e sottrarre fondi a operazioni umanitarie e legislative molto più risolutive proprio perché meno respingenti.