Verso Agosto tra migrazioni e conflitti internazionali

31/07/2014 di Redazione
Verso Agosto tra migrazioni e conflitti internazionali

Alle soglie di Agosto la situazione internazionale continua ad essere connotata da diverse criticità: gli ultimi dati UNHCR sulle morti del Mediterraneo aggiornate fino a giugno 2014 rivelano un significativo incremento (oltre 800 i migranti che hanno perso la vita) e nonostante i solleciti ad un maggiore intervento europeo dei diversi organi per la supervisione e la protezione delle migrazioni, lo scenario continua ad essere lo stesso. I comuni delle coste italiane continuano a farsi carico dell'accoglienza dei migranti (si pensi a Lampedusa, Pozzallo o Taranto, dove la gran parte è fatta dai volontari) e nonostante la proposta della Boldrini, Presidente della Camera, di snellire le procedure per le richieste d'asilo nei paesi di transito, si percepisce una forte assenza istituzionale. Nei giorni scorsi si è tenuto al Viminale un incontro tra il sottosegretario Manzione e i rappresentanti del cosiddetto "Tavolo nazionale Asilo" nel tentativo di colmare questo vuoto normativo. All'ordine del giorno c'è stato il buon proposito di trovare un sistema che possa coadiuvare governo, regioni ed enti locali allo scopo di garantire il rispetto dei fondamentali diritti umani ma allo stesso tempo episodi come quello delle bocche cucite (ancora) al Cie di Ponte Galeria rivelano un grave ritardo nell'attuazione di programmi efficienti a tale scopo. In Ucraina la situazione si fa sempre più drammatica, al punto che Ue e Usa hanno richiesto un inasprimento delle sanzioni contro la Russia, accusata di destabilizzare l'Ucraina: secondo l'Onu, dall'inizio degli scontri a metà aprile tra i filorussi e l'esercito governativo hanno perso la vita oltre 1100 persone, 3442 i feriti.
La guerra civile siriana continua a essere invisibile sulle principali testate giornalistiche, ma negli ultimi giorni si sono fatti frequenti ulteriori scontri tra le forze governative e i "shabbiya" fedeli ad Assad: ad Aleppo, stando a quanto riferito dall'Osservatorio Siriano per i Diritti Umani, i ribelli starebbero scavando tunnel sotterranei fino a sotto la postazione nemica che, riempita di esplosivi, sarebbe fatta detonare a distanza causando numerosi morti.
In Libia prosegue lo scontro fra forze governative e gruppi islamisti e jihadisti. Questi ultimi, in seguito ad alcuni scontri sanguinosi, hanno preso il controllo della base militare di Bengasi. L'ufficiale libico Fadel al-Hassi ha dichiarato che  "sono almeno 50 i cadaveri trovati nella base dopo 48 di battaglia. Lo riferiscono fonti mediche citate dai media internazionali. Altri 25 cadaveri di persone uccise negli scontri sono stati portati negli obitori degli ospedali". Esiste una forte disparità fra la condizione dei cittadini europei che stanno fuggendo dal paese, e l'esodo dei rifugiati libici. Ad oggi sono circa 6.000 i libici che attraversano ogni giorno il confine con la Tunisia, e la situazione potrebbe essere aggravata da un'eventuale chiusura della frontiera "in caso di estrema necessità", come ha affermato ministro degli Esteri tunisino, Munji Hamdi.
Infine, la striscia di Gaza continua ad essere teatro di ricatti e accordi non rispettati. La tregua fra Hamas e il governo israeliano fortemente voluta dal Segretario Generale delle Nazioni Unite non è stata onorata e i bombardamenti israeliani sono continuati anche negli ultimi giorni: bersagli recenti sono stati la scuola dell'UNRWA, l'unica centrale elettrica presente a Gaza, una moschea e svariate abitazioni civili accusate di nascondere armamenti di Hamas.