A rischio chiusura l’Archivio Centrale di Stato

28/08/2014 di Redazione
A rischio chiusura l’Archivio Centrale di Stato

L'Archivio Centrale di Stato, l'organismo che conserva in milioni di documenti la storia del nostro Paese, potrebbe chiudere entro l'anno a causa del taglio dei finanziamenti. Il sovrintendente Attanasio ha dichiarato a "Repubblica" che in previsione dei tagli, la gestione dell'Archivio è da anni ridotta al risparmio e alcuni fondi sono stati conservati a disposizione proprio per la paura di ritrovarsi in un momento come questo. A partire dal prossimo anno però la situazione potrebbe definitivamente precipitare e se non ci sarà un cambio radicale l'Archivio di Stato chiuderà.  L'alternativa sarebbe quella di spostare la sede a Pomezia, a30 kmda Roma, con la conseguente difficoltà pratica di consultare le carte. L'Archivio è un organo dotato di autonomia speciale del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali del Turismo, costituisce l'Istituto depositario della memoria documentale dello stato unitario e ha il compito di conservare e garantire la consultazione anche per scopi didattici. Lo scorso 25 luglio ha accolto i Quaderni dal carcere di Gramsci e il prossimo ottobre dovrebbero arrivare gli atti relativi alle stragi che, se resi pubblici e consultabili, potrebbero giocare un ruolo fondamentale nel far luce sui fatti avvenuti.  L'organo fu istituito proprio dopo il 25 luglio del 1943, quando si avvertì l'esigenza di conservare gli archivi fascisti. Dopo dieci anni per organizzarlo e aprirlo agli storici e ai cittadini, ad oggi conta120 chilometridi scaffali in cui è archiviata la vera e propria storia del nostro paese. Prima della sua eventuale (ma quasi certa) chiusura quel che sconforta è l'incuria in cui versa l'Archivio: non costituendo la storia una fonte di reddito tende ad essere dimenticata insiemea tutto il"superfluo", fortemente caratteristico di una società civile, accanto alla cultura e all'arte. Così il nostro paese lascia andare anche la propria memoria, la sua più grande risorsa per il futuro e l'unica prospettiva che resta per l'Archivio è quella che qualche bibliofilo facoltoso si faccia avanti per comprarselo come successe col vasto patrimonio della Biblioteca dei Girolamini. Ad oggi puntare sul presente e su un luminoso futuro appare a tutti più conveniente e più comodo, e il rischio è quello che a deposito della memoria di uno Stato travagliato come il nostro resti Google, un motore di ricerca web.