Moody’s, Rapporto sulle “nazioni super anziane” e nuove proposte

28/08/2014 di Redazione
Moody’s, Rapporto sulle “nazioni super anziane” e nuove proposte

L'agenzia americana di rating e ricerche finanziarie Moody's ha pubblicato un rapporto sull'invecchiamento della popolazione mondiale e gli effetti poco positivi per l'economia dei prossimi anni. Le nazioni "super-anziane", con più del 20% della popolazione sopra i 65 anni, sono Germania, Italia e Giappone. A questi tre paesi entro il 2020 se ne aggiungeranno altri 10 e nel 2030 i paesi con un quinto della popolazione anziana saranno almeno 34, dice Moody's.
La Grecia e la Finlandia saranno le prime ad aggiungersi a Italia, Germania e Giappone nel 2015. Altri otto paesi, compresi Svezia e Francia, faranno parte del gruppo entro il 2020. Poi arriveranno il Canada, la Spagna e il Regno Unito entro il 2025 e infine cinque anni dopo toccherà agli Stati Uniti, alla Corea del Sud e a Singapore. Il fenomeno non riguarda quindi esclusivamente paesi dell'Occidente, ma anche le economie più avanzate dell'Asia. Gli analisti di Moody's affermano che nei prossimi anni si passerà dal 21,7% della popolazione con più di 65 anni nel 2015 al 22,8%
Nel 2020. Cinque anni dopo è previsto un tasso del 24,4 per cento, che diventerà del 26,8 per cento nel 2030: circa 6 punti percentuali in più di quanto previsto per lo stesso anno negli Stati Uniti.
Per quanto riguardate le ricadute sull'economia, più persone anziane significa meno persone che lavorano e più persone che avranno bisogno di cure sanitarie e assistenza ma soprattutto che dovranno percepire una pensione. Moody's suggerisce delle misure economiche, ad esempio quella di favorire l'immigrazione da paesi economicamente più svantaggiati nei quali l'età media è più bassa. Le nazioni che stanno invecchiando di più dovrebbero inoltre investire maggiori quantità di denaro nella ricerca e nello sviluppo di nuove tecnologie, utili per rendere più produttivi i lavoratori. A queste soluzioni possono essere affiancati altri sistemi, soprattutto per il breve-medio periodo, con i quali in Italia e in altri paesi europei ci siamo già dovuti confrontare in questi anni di crisi economica. Tra i tanti, il principale resta quello dell'innalzamento dell'età per andare in pensione, in modo da ridurre l'impatto sulle finanze pubbliche del pagamento delle pensioni.