“Le rotte del deserto”, il percorso dei migranti dall'Africa all'Europa

25/09/2014 di Redazione
“Le rotte del deserto”, il percorso dei migranti dall'Africa all'Europa

Una ricerca a cura del network Global Initiative against Transnational Organized Crime realizzata con una serie di interviste in Libia e nei Paesi del Sahel a migranti dell'Africa occidentale e settentrionale traccia le rotte più frequenti dei loro viaggi, nell'80% casi organizzati o seguiti da trafficanti e gruppi criminali.
La migrazione clandestina verso l'Italia (e poi verso l'Europa) si articola in tre rotte migratorie ben precise: la prima è costituita dal percorso occidentale, di solito si parte dal Mali, dal Gambia e dal Senegal. La seconda rotta è il cosiddetto sentiero centrale nel Sahel, i paesi di partenza sono la Nigeria, il Ghana e il Nigero. Infine c'è il sentiero orientale con partenza da Somalia, Eritrea e dal Darfur; le rotte qui tendono a tagliare verso nord attraversando Sudan ed Egitto per poi proseguire lungo la costa settentrionale dell'Africa.
Tutte e tre le rotte - raccontano gli autori - convergono nel Maghreb, e negli ultimi anni soprattutto in Libia, dove i migranti attraversano il mare con lo scopo di raggiungere l'Italia. Questa ultima parte del viaggio per l'Europa non riguarda solo i migranti nativi dell'Africa settentrionale, ma un ampio numero di migranti asiatici, una parte significativa dei quali acquistano i visti attraverso i canali illegali del contrabbando. Il rapporto rileva che gran parte dei migranti provenienti dall'Africa sub-sahariana conclude il proprio viaggio in Nord Africa e soltanto un'esigua minoranza raggiunge effettivamente l'Europa. La ragione di questo viaggio incompleto potrebbe rintracciarsi nell'impossibilità di pagare la tappa finale del viaggio o il fatto che il Nord Africa stesso venga spesso visto come destinazione finale.
La ricerca si è occupata inoltre di esaminare i viaggi dalla Libia a Lampedusa, occasione in cui negli ultimi mesi molti migranti hanno perso la vita. Il viaggio, in condizioni ottimali, potrebbe durare poco più di un giorno ma la realtà è ben diversa e spesso si prolunga per diverse settimane. I migranti, come ormai sappiamo a causa dei numerevoli incidenti, si ritrovano stipati in piccole imbarcazioni pericolanti, di legno o gonfiabili, ciascuna arriva a contenere circa 200 persone più le scorte di cibo e di acqua. È emerso che il migrante che si offre di guidare l'imbarcazione può fare il viaggio gratis, e che gli unici mezzi che hanno a disposizione per seguire la rotta sono una bussola e un rilevatore GPS quando possibile. Le imbarcazioni con lo scopo di non essere identificate viaggiano sempre senza bandiera, il più possibile anonime, e mediamente il contrabbandiere ha tutto l'interesse a far affondare la barca a largo lontano da testimoni piuttosto che raggiungere l'Europa. Proprio per questo, spesso le imbarcazioni vengono offerte ai migranti senza il carburante necessario a raggiungere le coste italiane.
L'organismo del contrabbando coinvolge molte persone a vari livelli, durante la traversata i migranti vengono "passati" a diverse guide, spesso si tratta di cittadini locali dotati di conoscenze specialistiche che associati alle grandi organizzazioni appaltatrici di questi lunghi viaggi agevolano collegamenti tra le diverse reti di contrabbando. I reclutatori addirittura si mettono in contatto con le comunità d'origine per scovare clienti, invogliandoli a intraprendere il viaggio sulla base di false promesse circa il tipo di vita che avranno una volta raggiunto il paese di destinazione. Alcuni gruppi di contrabbando sono così radicati nelle zone africane che il business del traffico di migranti costituisce una vera e propria risorsa integrata nell'economia di alcune città.
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