A Corcolle è “caccia all'immigrato”

25/09/2014 di Redazione
A Corcolle è “caccia all'immigrato”

Nelle periferie romane abbandonate e trascurate dalle istituzioni e dall'amministrazione locale divampa l'odio per i migranti, facile capro espiatorio di una condizione angosciata dal degrado e dalla paura di un futuro che non promette prospettive migliori. Se a Torpignattara quest'odio assume la forma di un omicidio violentissimo e quasi "giustificato" dai residenti e dai media, a Corcolle, periferia a nord-est della Capitale a ridosso del Gra, la situazione non è meno grave. Da qualche giorno è partita una vera e propria "caccia all'immigrato" che si alimenta e si promuove per mezzo della stessa stampa che titola sui grandi quotidiani "è partita la caccia al negro" raccontando ai lettori contorni di una situazione fortemente condizionata da un razzismo dilagante nel senso comune, ormai sempre più difficile da arginare.
L'episodio che avrebbe scatenato la rabbia e l'odio dei cittadini sarebbe un assalto ad un autobus, lo 042, che secondo i racconti dei residenti e dei giornalisti sarebbe stato fermato e l'autista aggredito senza alcun apparente motivo. In uno slancio di solidarietà verso l'autista del mezzo, i cittadini hanno bloccato via Polense e aggredito tutti i migranti che facevano ritorno nei propri centri d'accoglienza della zona. Due cittadini nigeriani sono stati ricoverati in ospedale in condizioni gravi, vittime di pestaggi collettivi.
La situazione reale, raccontata e analizzata da testimoni esterni e dagli operatori dei centri d'accoglienza, descrive una situazione profondamente diversa, soprattutto nei precedenti: gli autisti da tempo hanno preso l'abitudine a non effettuare la sosta regolare alla fermata quando ad attendere ci sono i migranti. Con la pioggia o col sole, sulle tratte periferiche dove una fermata mancata può passare più facilmente per un errore, gli autisti tirano avanti fingendo di non accorgersi dei passeggeri tra cui migranti che reclamano lo stop. Lo scorso lunedì il conducente di turno ha visto molti africani e non si è fermato, l'autobus successivo mezz'ora dopo ha fatto la stessa cosa, così il terzo e anche il quarto. I migranti, in attesa da più di due ore, si sono prima sbracciati per richiamare l'attenzione dell'autista e alla fine esasperati hanno bloccato la strada per fermare il mezzo prima che se ne andasse. L'autista ha quindi fermato l'autobus e qualcuno ha rotto un vetro in segno di protesta per quell'attesa lunghissima e completamente insensata. Il gesto può aver costituito un'espressione violenta ma non si può non considerare nell'ottica generale di un contesto esasperante per i migranti, e soprattutto non può giustificare quel che è avvenuto la sera dopo. Nel quartiere hanno iniziato a circolare presto versioni false e chiaramente strumentali: addirittura correva la voce -chiaramente smentita- di una bambina violentata dagli africani, e la rabbia dei cittadini in cerca di un facile pretesto si è affollata nelle strade di Corcolle. Fascisti in testa, il corteo ha seguito la via dell'autobus istituendo veri e propri check-point in cui i migranti venivano forzati a scendere dagli autobus, più volte picchiati sotto gli occhi di pattuglie dei carabinieri che osservavano la scena impassibili.
I due rifugiati ospiti del centro di accoglienza a Corcolle che sono finiti in ospedale hanno riportato traumi addominali, facce gonfie e spaccate, segni di percosse ed ematomi sparsi. Addirittura, un altro nigeriano è rimasto nascosto fino alle 5 di mattina tra i cespugli a un lato della strada per paura di essere aggredito, spogliatosi della maglietta bianca che indossava per timore che questa lo rendesse più visibile ai "militanti" delle ronde notturne.
Quella che si va configurando a Corcolle e in particolare in tutte le periferie adiacenti al GRA è una situazione di irrespirabile intolleranza in cui la tensione tra i residenti e i migranti conduce a rendere un qualsiasi pretesto l'occasione per riversare l'odio rivolto a una condizione di isolamento dell'intero quartiere: i comitati di quartiere e gli autisti Atac insieme a vari commercianti della zona dichiarano di voler scendere in piazza, e dalla questura è arrivato l'ok per una manifestazione prevista il 2 ottobre, "per manifestare per la sicurezza sul lavoro" dichiarano i comitati mentre il CARA di Corcolle aggiunge di voler "alleggerire" la zona dirottando alcuni dei 40 rifugiati ospitati lì in altri centri d'accoglienza.
Soltanto Danilo Proietti, presidente del comitato di quartiere Giardini di Corcolle, se la prende con i "vergognosi articoli di stampa usciti in questi giorni" e nel tentativo di sedare gli animi dichiara con sensibilità che "il nostro problema non sono gli immigrati, ma la mancanza di servizi. Ci stanno dipingendo come un quartiere pericoloso e malavitoso, ma non è così. La nostra è una zona tranquilla, non c'è nessuna caccia all'immigrato, un singolo episodio di cronaca non può gettare fango su tutta la zona e tutti i cittadini".
Il mandato Marino dell'ultimo anno aveva promesso interventi nelle periferie volti a risollevarle da questo stato di disagio sociale e urbano, ma i provvedimenti continuano a mancare totalmente, a Corcolle come nelle periferie più storiche, ad esempio Torpignattara. I territori sono abbandonati in maniera scellerata quindi, e gli sforzi dei media anziché essere volti a sedare la rabbia non fanno che alimentarla mentre basterebbe semplicemente adoperarsi per una ricostruzione fedele dei fatti senza veicolare proteste e sentimenti xenofobi.