Dalla Giornata europea delle Lingue alla Giornata della Lingua Madre, il nostro percorso

18/09/2014 di Redazione
Dalla Giornata europea delle Lingue alla Giornata della Lingua Madre, il nostro percorso

Il tema delle Lingue Madri ha offerto un approccio originale e fecondo per affrontare in modo inclusivo questioni pesanti e irrisolte come la difficoltà della scuola di offrire pari opportunità a tutti/e,  il bisogno di riconoscimento che esprimono i nuovi cittadini che vengono da paesi lontani e la riscoperta contestuale del pluralismo culturale e linguistico storicamente presente nel nostro paese, con particolare ricchezza in alcune aree del sud. Le numerose iniziative realizzate su questo tema, a partire dalla giornata internazionale della Lingua Madre del 21 febbraio 2014 ( clicca qui per maggiori informazioni), ci hanno permesso di scoprire, e di rendere visibile alle nostre comunità, la straordinaria ricchezza di lingue effettivamente parlate oggi nei nostri territori, dove all'italiano standard, ai dialetti locali, alle antiche lingue minoritarie, si aggiungono complessivamente quasi 200 lingue portate e diffuse dai migranti. Questa è l'Italia di oggi, questa è l'Europa di oggi. Le iniziative realizzate ci hanno permesso anche di capire e di far capire quanto per ognuno sia importante poter mantenere il legame con la propria lingua d'origine, poter essere orgoglioso del proprio patrimonio linguistico e culturale, poterlo far conoscere e apprezzare e soprattutto poterlo trasmettere ai propri figli, e quanto invece l'emigrazione renda delicato, fragile e contraddittorio il naturale processo di trasmissione dell'eredità culturale dai genitori ai figli. Assumere e accettare il pluralismo linguistico, come l'Europa ci invita a fare attraverso la Giornata Europea delle Lingue, significa quindi facilitare il processo di integrazione dei bambini di origine straniera che crescono in Italia (contrariamente a quanto molti ancora pensano) perché significa rimuovere almeno qualcuno dei molti ostacoli che ingombrano il loro percorso; significa mettere la società nel suo complesso in condizioni di cogliere le opportunità che le recenti trasformazioni ci hanno portato anziché remarvi contro in modo astioso e sterile; ma prima ancora significa lavorare per una società inclusiva e armonica. Perché se la lingua d'origine è un aspetto saliente dell'identità, riconoscere e dare importanza alle lingue minoritarie e alle lingue e alle culture arrivate da altri paesi con i migranti è un modo per dare un segnale chiarissimo di inclusione e dunque di estendere e praticare una cittadinanza di fatto.
(Antonella Selva, Associazione Sopra i Ponti)