Iraq: 1,8 milioni di sfollati e il governo sgombera le scuole

04/09/2014 di Redazione
Iraq: 1,8 milioni di sfollati e il governo sgombera le scuole

L'ufficio delle Nazioni Unite Ocha (Coordination of humanitarian affairs) ha sancito che sono attualmente oltre 1,8 milioni gli sfollati presenti in Iraq tra il 23 e il 29 agosto 2014. Vengono definiti "Idp", Internally displaced person, differenti dai profughi che lasciano il proprio paese perché loro non attraversano confini internazionali ma restano nel loro "paese" e sotto la protezione del loro "governo". Degli 1,8 milioni circa 850mila sono in Kurdistan e sarebbero arrivati nel corso dell'ultimo anno. Le associazioni umanitarie presenti sul territorio e il governo regionale stanno fornendo l'assistenza necessaria ma i bisogni a cui sopperire sono  numerosi. La priorità per ora è quella di offrire un riparo alle persone costrette a lasciare la propria abitazione, momentaneamente vengono occupati edifici disabitati o pericolanti, moschee, scuole e chiese. Un ulteriore dislocamento è avvenuto nell'ultima settimana: un combattimento nei governatorati centrali ha costretto oltre diecimila famiglie a raggiungere la città di Khanagin (in Diyala) per sfuggire al conflitto e a causa di combattimenti aerei vicini centinaia di famiglie sono state costrette a spostarsi verso il sud del paese, in particolare a Basrah. Sono circa 35 i villaggi che nella zona intorno alla città di Amerli restano sotto il totale controllo dell'Isil e si conta che i civili con necessità di un aiuto immediato ammontino a circa 14mila. In tutto questo si avvicina l'inizio delle scuole: il governo del Kurdistan ha chiesto all'ONU di consentire l'apertura dell'anno scolastico entro il 14 settembre, quindi le 30mila famiglie che occupano gli edifici dovranno essere trasferite quanto prima, si pensi che a Dohuk sono 673 le scuole attualmente occupate.  Dallo scorso 27 agosto sono stati aperti 4 campi che ospitano attualmente 20mila persone, a Diyala sono già stati individuati 4 luoghi plausibili per allestire nuovi campi rifugio ma questi avranno una capacità ridotta: potranno ospitare solo il 30% della popolazione in fuga. A nord del paese sono stati individuati 26 ulteriori luoghi per una capacità totale di 240mila persone, ma i costi sono particolarmente elevati e le risorse attualmente disponibili non consentono il completamento dell'allestimento, per questo è urgente trovare soluzioni alternative che comprendano anche il settore privato, facendo appello  alla protezione civile e alle unità di ingegneria militare. Nelle settimane passate sono state distribuite circa 5.400 tonnellate di provviste umanitarie ma le stime rivelano che oltre 1.528 milioni di persone necessitano di cibo e sono in costante aumento le malattie contratte per mancanza di acqua potabile e condizioni sanitarie allarmanti. Rimandiamo al sito di "Un ponte per" per una ricostruzione delle situazioni a fine agosto.