Italia e minori in povertà: una realtà in rapido aumento

18/09/2014 di Redazione
Italia e minori in povertà: una realtà in rapido aumento

Marina Cavallieri, giornalista di Repubblica, ha condotto un'inchiesta sullo stato di povertà infantile in Italia e sulle conseguenze sociali ed emotive che comporta questo stato di indigenza, sempre più diffuso. Se nel 2011 i minori in stato di povertà erano circa 723mila, ad oggi si registra un totale in vertiginoso aumento: 1 milione e 434mila, raddoppiati in due anni e cresciuti di oltre il 30% dal 2012 al 2013. Come si definisce lo stato di "povertà assoluta"? L'Istat ritiene tale la condizione in cui i cittadini si ritrovano nell'"incapacità di acquisire beni e servizi necessari a raggiungere uno standard di vita minimo accettabile nel contesto di appartenenza". Alcuni esempi: i minori presi in considerazione dalla ricerca non possono mangiare carne o pesce tutti i giorni, non hanno i soldi per comprare libri o giocattoli adatti alla propria età e non hanno a disposizione uno spazio in cui fare i compiti, non possono fare sport o andare in vacanza, devono rinunciare alle gite scolastiche e ai centri estivi e in alcuni casi, i più gravi ma in aumento, sono costretti ad abbandonare gli studi. La maggior parte di loro fino ad un paio di anni fa era costituita prevalentemente da figli di famiglie straniere, la novità più recente è che il fenomeno si è drammaticamente diffuso anche tra i minori italiani, sempre più piccoli e sempre più al Nord: l'impoverimento nel nostro paese si va moltiplicando e le famiglie più a rischio sono quelle con una sola fonte di reddito. Più figli, mamma casalinga e papà operaio che perde il lavoro è la fotografia di una condizione sempre più comune. Lucia Anania della Caritas fa una riflessione su come sia cambiato il senso della povertà familiare attraverso gli anni: se prima la storia di una famiglia povera era un caso irrisolvibile ma isolato in una classe sociale specifica, adesso è diventata una condizione molto più comune: si stima che a Roma sud ci siano intere famiglie con figli che vivono in roulottes in attesa di lavoro o di una casa, Comuni e Regioni non sono in grado di offrire un sostegno efficace e la situazione sta degenerando. Nei casi più gravi accade anche che le famiglie scivolino in una spirale rovinosa da cui non riescono a risalire e sempre più spesso finiscono con l'essere sfrattati dalle proprie case di cui non sono più in grado di pagare mutui e affitti. In quei casi i bambini finiscono in strutture di accoglienza in cui capita loro di entrare in contatto con ambienti criminali e da lì a lasciare la scuola e iniziare a commettere piccoli e grandi reati il passo è breve. Come evitare l'inizio di questa caduta inarrestabile? La condizione di disagio economico di una famiglia può condurre un ragazzo a diventare un emarginato che abbandona i suoi sogni e rinuncia ad ogni prospettiva di vita, senza che lo stato gli possa garantire alcun salvagente? La rete di supporto sta venendo a mancare sempre di più: diminuiscono i servizi sociali e di assistenza a causa dei tagli statali, addirittura in alcuni comuni è capitato che i bambini fossero respinti dalle mense scolastiche perché i genitori non riuscivano a pagarle regolarmente. Nel 2008 i fondi nazionali per il contrasto della povertà ammontavano a due miliardi e mezzo di euro, l'anno scorso erano prosciugati a 776 milioni. Il problema si articola in maniera complessa, e una delle cause (e al tempo stesso delle conseguenze) della problematica solitudine di questi bambini è l'assenza dei genitori. Mamme sole che ricevono uno sfratto, che fanno più lavori, mamme straniere che dopo un viaggio difficile arrivano in un paese che non consente né a loro né ai bambini di trovare un posto nella società e papà assenti, estranei o indaffaratissimi tra più lavori per garantire quell'unico stipendio familiare. Quali sono gli effetti a lungo termine di questa situazione? Marina Cavallieri osserva i segni precoci di un disagio che lascia un'ombra lunga: già a tre anni è rilevabile uno svantaggio nello sviluppo cognitivo, emotivo e sociale dei bambini provenienti dalle famiglie più povere che entro i cinque anni aumenta sensibilmente. Nel 2011/12 solo l'11,8% dei minori di 2 anni ha avuto accesso ai servizi socioeducativi comunali, un dato incredibilmente basso in ulteriore calo che rivela tutta l'inefficienza dello stato in un momento tanto delicato, che invece di recuperare situazioni critiche le abbandona all'incuria segnando numerose sorti dei prossimi adulti di questo paese.
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