Lazio: le linee guida per la fecondazione eterologa

18/09/2014 di Redazione
Lazio: le linee guida per la fecondazione eterologa

Il governatore del Lazio Nicola Zingaretti ha annunciato l'approvazione in Regione delle linee guida per la fecondazione eterologa, nel tentativo di recuperare un grave ritardo legislativo. Anche il Lazio si appresta ad aprire centri garantiti per la fecondazione eterologa: una boccata d'aria per un settore per anni caratterizzato da incertezza e caos assoluto. "Chiudiamo così una fase di assoluta incertezza e di vero e proprio caos che è durata anni. Anche in questo campoil Laziotorna ad essere una regione all'avanguardia, più civile e più umana" ha commentato il presidente Zingaretti.Il primo punto riguarda l'apertura di centri per dare un'assistenza di qualità a donne e famiglie, in totale sicurezza, secondo un atto che segue i dettami stabiliti dalla Conferenza Stato-Regioni. Entro la fine dell'anno verrà autorizzata l'apertura di 42 strutture, mentre nel pubblico le procedure sono già attive al Sant'Anna, e presto al Pertini e al San Filippo Neri. Entro l'anno verranno promulgate delle norme per la verifica dei requisiti necessari all'accreditamento, garantendo quindi livelli di qualità trasparenti grazie a periodi di adeguamento precedenti all'autorizzazione. Questo in risposta allo scandalo dello scambio di embrioni riportati negli ultimi mesi: fino ad ora, infatti, « era stata utilizzata solo una sorta di autocertificazione di conformità, prodotta da parte dei centri stessi, senza riscontri esterni", ha messo in evidenza Corrado Melega, commissario soggetto attuatore per i 42 centri per la Pma del Lazio e uno dei massimi esperti del settore.Per quanto riguarda gli aspetti più legati alla salute della donna, viene previsto un limite di età - 43 anni - e un limite di tre cicli, almeno nelle strutture pubbliche.In arrivo anche una proposta unica per le tariffe regionali, che verrà avanzata da un gruppo tecnico interregionale che sta lavorando sull'analisi di quest'aspetto. L'obiettivo finale sembra essere la definizione di una tariffa unica valida per tutte le regioni. Questa è la ragione per cui il provvedimento regionale non indica il livello di compartecipazione a carico dei cittadini. Un importante passo in avanti per il settore sanità della Regione, che recupera in questo modo un grave vuoto normativo.