Lotta alla tratta: l'Italia ancora indietro

25/09/2014 di Redazione
Lotta alla tratta: l'Italia ancora indietro

Un rapporto del GRETA (Gruppo di esperti sulla tratta degli esseri umani), organismo del Consiglio d'Europa, accusa l'Italia di aver prestato insufficiente attenzione alle vittime della tratta degli esseri umani. Il rapporto riporta che tra il 2011 e il 2013 sono state assistite ufficialmente 4.530 persone, solo un'esigua percentuale del totale delle vittime, pertanto i dati forniti non accennano nemmeno lontanamente alla vera ampiezza del fenomeno.
I dati raccolti in Italia localizzano soprattutto le vittime della tratta a scopo di sfruttamento sessuale, quindi nella fattispecie donne e minori avviati alla prostituzione, ma non colgono gli altri ambiti della schiavitù spesso molto più complessi e impenetrabili. Tra le dimensioni che maggiormente affliggono il nostro paese ci sono il capolarato in agricoltura, lo sfruttamento dei lavoratori domestici, o i minori costretti a chiedere elemosina per la strada.
Inoltre, un altro dato preoccupante che fa puntare il dito verso la negligenza del nostro paese è l'impunità dei colpevoli di tali tratte: tra il 2009 e il 2012 migliaia di trafficanti sono finiti sotto processo ma si contano solamente 14 condanne nel 2010 e addirittura 9 nel 2011, un rapporto preoccupante che rivela una legislazione profondamente insufficiente e una scarsa operatività giudiziaria con i Paesi extra UE.
L'Italia dovrebbe essere in prima linea nella lotta alla tratta, conclude il rapporto, adottando con urgenza un piano d'azione nazionale che sancisca priorità, obiettivi e attività concrete col fine di rendere effettiva ed efficientela lotta. Il rapporto si conclude con la speranza che sia utile "rafforzare gli sforzi per assicurare che i crimini inerenti alla tratta, qualsiasi sia il tipo di sfruttamento, che vengano investigati e processati velocemente ed efficacemente, e che questo porti a sanzioni proporzionate e dissuasive".