Ocse: presentato nuovo report sulla scuola italiana

11/09/2014 di Redazione
Ocse: presentato nuovo report sulla scuola italiana

Martedì 9 settembre è stato presentato il nuovo Rapporto Ocse sull'attuale situazione della scuola italiana. Ad emergere sono la mancanza di investimenti e il calo di interesse dei giovanissimi nei confronti del percorso scolastico. Dai dati emerge una situazione drammatica: gli studenti sono scoraggiati dal fatto che la laurea non sia più una garanzia per trovare lavoro, "non serve a trovare lavoro quindi non studio" è diventata un'equazione comune e al tempo stesso drammatica.Le difficoltà dei giovani nel trovare lavoro rischiano di compromettere seriamente gli investimenti nell'istruzione, il tasso di iscrizione alle università sta subendo un forte calo negli anni recenti e continua a salire ilnumero di studenti che ha abbandonato precocemente gli studi.
Una conseguenza ma allo stesso tempo una causa: l'Italia è il paese che investe di meno sull'istruzione; circa il 9% rispetto al 13% del resto dei paesi Ocse e al 12% dei paesi UE, senza considerare che siamo l'unico paese ad aver drasticamente tagliato i fondi nel corso degli ultimi anni, proponendo alle nuove generazioni una carriera scolastica effettivamente sempre meno allettante.
Il risultato della gestione economica dell'istruzione degli ultimi anni è che i genitori sono costretti a sborsare sempre più soldi: i cosiddetti "contributi volontari" dal 2000 al 2011 sono più che raddoppiati nelle scuole dell'obbligo, e lo stesso discorso vale per le università sempre più finanziate dalle tasse delle famiglie italiane che contribuiscono per un terzo delle entrate. Non una novità, inoltre, che i nostri docenti siano i più anziani di tutta l'area Ocse. "Nel 2012, quasi un giovane su tre (il 32 per cento) dai 20 ai 24 anni di età non lavorava e non era iscritto a nessun corso di studi. Si tratta dei cosiddetti "Neet", Not in education, employment or training. Una percentuale in aumento di 10 punti rispetto al 2008. Nei Paesi Bassi nel 2012 i Neet erano il 7 per cento e in Austria e Germania solo l'11 per cento. Nello stesso anno, circa uno studente su sette (il 14 per cento) tra i 17enni aveva già abbandonato la scuola, con una media Ocse pari al 10 per cento" si legge nel report. L'università e la scuola in Italia non sono quindi intesi né dagli studenti né dalle loro famiglie come un aiuto per migliorare la propria situazione sul mercato, mentre dovrebbero riassumere il ruolo formativo per valorizzare e costituire le competenze di cui necessita il mondo del lavoro.
Alcuni piccoli segnali positivi sono ravvisabili nella crescita delle donne laureate, sempre inferiore rispetto alla media Ocse.
Restiamo comunque un paese "con competenze di base inferiori alla media", sia tra gli studenti, sia tra gli adulti. Basti pensare che i giovani laureati Italiani (25-34 anni) raggiungono appena il livello di competenze di lettura e matematiche dei loro coetanei senza titolo di studio terziario in Finlandia, in Giappone o nei Paesi Bassi. Allo stesso modo tra i quindicenni si rivela un livello medio in matematica e in lettura abbondantemente inferiore rispetto alla media Ocse.
L'Italia è l'unico paese ad aver ridotto tra il 2000 e il 2011 la spesa pubblica per l'istruzione primaria e secondaria, si nutrono speranze per i futuri investimenti previsti dalla nuova riforma scolastica con l'augurio che un nuovo assetto dell'istituzione scolastica contribuisca a ridonare fiducia a studenti e genitori sulle potenzialità della scuola.