Roma: “zone rosse” all’Eur?

25/09/2014 di Redazione
Roma: “zone rosse” all’Eur?

Il Municipio IX di Roma, che corrisponde al quadrante sud della Capitale e comprende l'Eur, è sempre stato "polo" della prostituzione romana, "ma da circa due anni sta diventando incontrollabile". È la denuncia di Paolo Lampariello, presidente dell'associazione di cittadini "Ripartiamo dall'Eur", che da anni ormai segnala la spirale negativa che sta attanagliando la zona.
Il presidente del Municipio, Andrea Santoro, ha deciso di rompere i tabù per cercare di dare una soluzione concreta. "Non ce la faccio più", si è lamentato Santoro. "Sono stanco dell'inerzia delle istituzioni che non riescono a fare qualcosa sul fenomeno della prostituzione, del degrado che sta aumentando a dismisura in alcune zone del mio municipio, dell'insicurezza e della situazione che vivono queste ragazze".
Ora il minisindaco e i suoi collaboratori stanno lavorando ad un progetto davvero innovativo. L'intenzione è quella di "individuare una o più aree nel territorio dove tollerare il fenomeno della prostituzione, attivando contemporaneamente delle unità di strada per fornire a queste ragazze, come anche ai trans, un sostegno, soprattutto per recuperare le vittime di tratta".
Una soluzione che nasce da un immobilismo istituzionale che però ha fatto sì che il fenomeno si propagasse a macchia d'olio, sviluppandosi in maniera incontrollata senza nessuna tutela, né per le prostitute - troppo spesso vittime di tratta - né per i residenti del quartiere, costretti a vivere in situazione di dilagante rischio, sia sanitario che dovuto alla presenza massiccia della criminalità organizzata.
Santoro prevede quindi di limitare il fenomeno della prostituzione a zone raggiungibili e facilmente controllabili "perché il fenomeno non va nascosto, altrimenti si aumenta solo la tratta di queste ragazze. Invece deve essere consentito alle unità di strada di riuscire a dialogare con loro, magari anche solo per consigliarle di fare una visita medica o di sottolineare l'importanza di usare il preservativo, visto che si sta alimentando il business delle prestazioni sessuali non protette, su richiesta dei clienti che sono disposti a pagare di più".
Un lavoro di rete, portato avanti da polizia locale, forze dell'ordine, associazioni, cooperative e servizi sociali, che intende apportare un cambiamento concreto. Il progetto, se dovesse funzionare, non sarebbe solo una panacea, bensì un intervento alle radice del fenomeno.