Turchia: ondata di profughi curdi

25/09/2014 di Redazione
Turchia: ondata di profughi curdi

L'assedio dei jihadisti all'enclave siriana di Kobane/Ayn Arab ha fatto sì che il governo di Ankara si decidesse finalmente ad aprire le frontiere ai profughi. Le minacce dell'organizzazione estremista Isis si sono fatte sempre più pressanti, innescando nella popolazione una paura generalizzata che ha alimentato il flusso di profughi verso le frontiere turche. Un flusso che non ha dato segni di volersi placare: circa centomila curdi sono fuggiti oltre la linea di confine nel corso di sole settantadue ore. La riflessione più inquietante sorge nel momento in cui si ragiona sulla minoranza curda in Siria: su una popolazione complessiva di un milione e mezzo di abitanti di curdi, 100mila profughi rappresentano circa il 7%. Un'emergenza non solo geopolitica, ma anche umanitaria. Ora il governo turco, spaventato dall'avanzata dei profughi, ha chiuso i valichi di frontiera, costringendo migliaia di curdi a rimanere intrappolati a un passo dal confine.
Il messaggio del portavoce dell'Isis Abu Muhammed Al Adnani ha diffuso il terrore negli stati mediorientali. "Uccidete i miscredenti in qualunque modo" e "attaccate i civili", è stato questo l'appello rivolto ai jihadisti. Il Pkk, principale partito curdo in Turchia, ha reagito con forza a questa minaccia, invitando il popolo curdo a mobilitarsi e a reagire: "il giorno della gloria e dell'onore è arrivato. Non esiste più alcun limite alla resistenza".
In Siria, nel frattempo, imperversa il conflitto. Le forze fedeli al regime di Assad hanno continuato a bombardare, andando ad aumentare le file delle vittime. L'Osservatorio siriano per i diritti umani ha dato gli ultimi aggiornamentI: a Saraqeb i morti sono stati 19, di cui sei bambini, mentre a Ehsim avrebbero perso la vita almeno 23 persone, tra cui dieci bambini.
A New York il segretario di stato americano Kerry ha incontrato il ministro degli Esteri iraniano, Mohammad Javad Zarif. L'incontro, tenutosi all'hotel Waldorf Astoria, ha portato ad un lungo confronto sul programma militare nucleare in Iran e sulla minaccia rappresentata dall'Is. Non sarà certo l'ultimo incontro diplomatico che affronterà questa tematica: la situazione in Medio Oriente si fa sempre più esplosiva e l'Occidente non sembra essere in grado di contenere le minacce e le complesse dinamiche instauratesi in paesi come la Siria.