Unicef: per 30 milioni di bambini non inizierà la scuola

11/09/2014 di Redazione
Unicef: per 30 milioni di bambini non inizierà la scuola

Unicef lancia l'allarme: quest'anno a settembre sono 30 milioni i bambini nel mondo che non potranno iniziare l'anno scolastico a causa dei conflitti e delle crisi umanitarie che affliggono i loro Paesi. Dall'Ucraina a Gaza, dove la gran parte delle strutture scolastiche sono state attaccate e rase al suolo insieme alle abitazioni delle famiglie, condizione che ha costretto i bambini ad abbandonare le proprie case e i propri studi. In Sierra Leone e in Liberia a causa dell'ebola le scuole rimarranno chiuse fino alla fine dell'anno, complessivamente i bambini ammalati risultano ad oggi oltre 3,5 milioni. Nell'ultimo anno in Ucraina sono state demolite 290 scuole, mentre nella Repubblica centrafricana un edificio su tre è stato colpito da armi da fuoco oppure occupato da gruppi armati. A nord-est della Nigeria il problema assume una portata più grave: la gran parte degli studenti e degli insegnanti è stato rapito e ucciso, e le 200 ragazze prese in ostaggio non sono ancora state liberate.
Molte delle strutture integre a Gaza sono attualmente utilizzate come rifugi che ospitano oltre 300mila persone e anche se si dovesse decidere per lo sgombero le scuole avrebbero bisogno di ristrutturazioni per tornare agibili. La situazione siriana appare migliore per numero di strutture integre, ma più della metà degli studenti, quasi tutti sfollati, non riesce a frequentare in modo regolare le lezioni.
Josephine Bourne, responsabile del programma istruzione dell'Unicef, insiste sul ruolo dell'istruzione, unica possibilità che hanno i bambini vittime di conflitti di trovare un'ancora di salvezza, diritto che va garantito e salvaguardato col fine di offrire un minimo "senso di normalità" ai minori. La scuola potrebbe aiutarli a superare i propri gravi traumi inflitti dalle guerre e dalla perdita delle proprie famiglie, per questo motivo l'istruzione deve essere intesa dai governi come un investimento per i bambini e per il futuro della società stessa. Senza la formazione, le competenze e gli strumenti che offre il percorso scolastico, come potranno queste vittime diventare degli individui autonomi e ricostruire la propria comunità? L'Unicef si sta quindi impegnando per intervenire con classi temporanee e offrire spazi alternativi ai bambini sfollati distribuendo quaderni, zaini, libri di testo e altri materiali didattici. Resta il problema dei finanziamenti: anche in stato di emergenza le risorse economiche destinate ai programmi di istruzione sono esigue e assolutamente insufficienti.  L'anno scorso Unicef è riuscita a destinare solo il 2% di tutti i fondi raccolti per le azioni umanitarie e questo è sintomo di un modo profondamente sbagliato di intendere la questione, prosegue Josephine Bourne, perché l'istruzione deve essere una parte essenziale della risposta umanitaria, l'unico segnale possibile per intravedere la fine di una crisi.