“30 euro alle famiglie”: il dibattito in Viminale per l’affido familiare dei rifugiati

02/10/2014 di Redazione
“30 euro alle famiglie”: il dibattito in Viminale per l’affido familiare dei rifugiati

In Viminale è dibattito sulla proposta di "affido alle famiglie". Il Sindaco di Roma Ignazio Marino ha dichiarato: "dovremmo affidare alle famiglie romane non solo i bambini, ma anche gli immigrati adulti", ipotizzando un sistema di accoglienza alternativo per far fronte al sovraffollamento dei centri preposti a tale scopo. Il primo cittadino della Capitale ha argomentato che tale sistema potrebbe essere implementato "senza alterare il bilancio dello stato, perché i soldi investiti per ogni migrante sono 900 euro al mese, poterli affidare a una famiglia creerà una situazione di maggiore disponibilità all'accoglienza e all' integrazione sociale". La proposta potrebbe essere vagliata in via sperimentale per la sola città di Roma, al fine di assorbire in maniera solidale e condivisa la grande quantità di stranieri che ogni anno raggiunge l'Italia.Il Ministro dell'Interno Alfano si è detto completamente contrario: "Vorrei essere chiaro, senza polemiche, con il primo cittadino di Roma: il ministero non tirerà fuori un euro per questo. Ogni ipotesi di lavoro che mi dovesse essere presentata in questo senso, da chiunque provenga, sarà da me certamente bocciata".La proposta di affido dei minori (l'opzione di far rientrare anche gli adulti in questo sistema l'ha avanzata Marino) deve ancora passare al vaglio del Governo. Essa riguarderebbe soprattutto i minori rifugiati, e verrebbe implementata in tutta la penisola. Marino ha invece proposto di estendere il dispositivo anche ai rifugiati maggiorenni, e ha lavorato insieme al rappresentante del Ministero, il Sottosegretario  Manzione per presentare al Viminale la mozione, che però è stata già stata duramente criticata da Alfano: "non si tratta in nessun modo di una decisione del Viminale né di un'iniziativa in via di attuazione".Durissima anche la reazione dell'ex Sindaco di Roma Alemanno: "il governo italiano si prepara a comprare con trenta euro il consenso delle famiglie italiane per l'insostenibile spesa che oggi viene fatta per ospitare i rifugiati politici. A parte il fatto che nella maggioranza delle strutture di accoglienza la cifra per l'assistenza oscilla fra 40 e 50 euro per immigrato; 30 euro sono di più di quanto viene dato ad una famiglia per assistere un disabile in casa. E sono più del doppio di quanto viene dato alla maggioranza dei pensionati sociali italiani".La proposta dell'affido dei minori si basa sul principio di non discriminazione sancito dalla Convenzione sui diritti del fanciullo del 1989, ratificata in Italia e resa esecutiva con la legge n. 176/91. Questa stabilisce che tutti i minori, ovunque essi siano, hanno una serie di diritti che devono essere rispettati. Di conseguenza i minori stranieri non accompagnati dovrebbero avere gli stessi diritti di quelli italiani. Principio che viene ripetutamente violato, basti pensare alle disastrose condizioni dei centri per i minori non accompagnati, dei quali anche noi ci siamo occupati in passato.L'ipotesi di affidare i minori a famiglie italiane non solo risulterebbe vantaggiosa dal punto di vista meramente economico (lo Stato italiano spende mediamente 80 euro al giorno per ogni minore, mentre alle famiglie ne verrebbero corrisposti 30): sarebbe un'alternativa decisamente più funzionale anche per il benessere psicologico e l'inserimento sociale dei minori.Per Marino si tratterebbe di una modalità alternativa per la gestione dei fondi Sprar (Sistema di protezione per i richiedenti asilo e rifugiati), una soluzione già sperimentata in alcune realtà italiane tra cui Milano, Savona e Genova e che consentirebbe di gestire due problemi al contempo: da una parte il disagio sociale delle famiglie romane e dall'altra il bisogno di accoglienza dei migranti. Un ulteriore vantaggio di questa soluzione sarebbe dato dal fatto che eviterebbe la ghettizzazione dei richiedenti asilo, fenomeno già visibile in alcune realtà territoriali. Ad esempio a Corcolle, dove le conseguenze della cattiva gestione dei centri di accoglienza si è già fatta sentire. Secondo la responsabile dei Progetti protezione minori di Save the Children Viviana Valastro, il progetto sarebbe scarsamente attuabile nel nostro Paese poiché "manca un sistema nazionale per l'accoglienza dei minori non accompagnati. Questo vuol dire che quando si intercetta un minore non accompagnato sul nostro territorio, non c'è al momento una banca dati che consenta alle autorità di pubblica sicurezza o ai servizi sociali di trovare una famiglia affidataria e, in mancanza di questa, sapere se ci sono posti disponibili nei centri per minori" Una proposta che risulta quindi superficiale e di emergenza, poiché necessiterebbe di azioni preventive che richiedono tempo e investimenti, al momento poco disponibili in Italia.È però importante ripensare il sistema di accoglienza in toto, per gestire l'arrivo di 134.000 persone solo quest'anno, e che richiede un intervento nazionale che vada oltre i centri di accoglienza istituzionali che tante volte hanno mostrato le loro falle.