Amnesty: Diritti umani e rifugiati in Europa: il costo umano della traversata in mare

23/10/2014 di Redazione
Amnesty: Diritti umani e rifugiati in Europa: il costo umano della traversata in mare

Nell'ambito della settimana europea dedicata al premio Sacharov  2014 promossa dal Parlamento Europeo, il 17 ottobre si è tenuto il convegno "Diritti umani e rifugiati in Europa: il costo umano della traversata in mare" organizzato da Amnesty International.
Ad aprire il dibattito è stato l'intervento del Direttore del Programma Europa e Asia centrale di Amnesty International, John Dolhuse, il quale ha sottolineato la necessità di rivedere la regolamentazione sugli accessi in Europa, sia per i migranti economici sia e soprattutto per i richiedenti asilo.  Quello attuale è un sistema che non riduce il numero di persone che intraprendono l'attraversata del Mediterraneo a rischio della propria vita e che pone i governi europei e la collettività dinanzi alla domanda del numero dei morti che siamo disposti ad accettare. Dahlusen sostiene che la risposta debba essere nemmeno una e che quindi sia necessario prevedere delle politiche che tutelino la vita umana per impedire altre morti. Dello stesso avviso è Gianni Rufini, Direttore Generale Amnesty International Italia, che con un accorato intervento si è chiesto se come popolo siamo in grado di anteporre le persone ai confini. La risposta sembra essere un "ancora no" anche se con l'operazione Mare Nostrum, benché sia insufficiente a risolvere il problema dei richiedenti asilo e degli arrivi dal mare, l'Italia ha dimostrato un principio di umanità, instaurando finalmente una politica umanitaria di accoglienza dopo le orribili vicende che l'hanno vista protagonista nei  respingimenti.  Rufini ha fatto appello non tanto alle strategie politiche ma bensì alla morale e all'umanità insita in ogni essere umano che sono una condizione essenziale per la convivenza sociale sul pianeta. Attualmente nel mondo ci sono 56 conflitti in corso e i tre quarti di essi si affacciano sul Mediterraneo; da qui al 2050 si prevede un numero di persone costrette a migrare pari ai 700 milioni, questo rende necessario agire alla radice dei problemi senza cercare di affogare nel silenzio quelle tante morti del Mediterraneo. Con essi, sostiene ancora il Direttore Generale, affonda anche l'Europa dei diritti umani. In una lettera Rufini ha detto: "Sin dall'avvio dell'Operazione Mare Nostrum, Amnesty International ha ripetutamente evidenziato la necessità che questa fosse sostenuta dall'intera Unione europea e dai suoi stati membri, e che l'Italia non possa e non debba essere lasciata sola nel difficile compito di gestire i flussi migratori verso l'Europa. Siamo ugualmente consapevoli dell'importanza dei risultati raggiunti dall'Operazione. Dopo i naufragi di Lampedusa del 2013, l'Italia ha salvato grazie a questa la vita di circa 140.000 persone. Nonostante ciò, si stima tuttavia che oltre 3000 persone siano morte in mare quest'anno, nel tentativo di raggiungere l'Europa".
Grande preoccupazione ha destato tra i relatori e il pubblico, l'annuncio del rafforzamento di Frontex da parte di Simona De Martino, Consigliere del Sottosegretario di Stato Sandro Gozi, con delega per il Semestre europeo, alla Presidenza del Consiglio dei Ministri. Il Consigliere ha ribadito come l'obiettivo della Presidenza italiana sia quello, oltre che di rivedere il regolamento di Dublino, di elaborare anche un sistema comune europeo d'asilo. Anche se Frontex è un operazione di   sorveglianza marittima, essa ribadisce l'impegno non solo dell'Italia ma anche degli otto Stati membri dell'Unione Europea che ne hanno preso parte. Di opinione contraria è l'onorevole Eleonora Forenza, parlamentare europeo della lista Tsipras, la quale sostiene che  la strategia europea sia ancora più preoccupante proprio perché prevede come unica soluzione al tema, il rafforzamento di Frontex. Bisognerebbe rovesciare l'ottica di Frontex e creare le possibilità per i richiedenti asilo di accedere regolarmente nei Paesi in grado di proteggerli e di garantire loro una vita dignitosa. L'augurio che si fa l'onorevole è che l'Italia diventi realmente un Paese di accoglienza, cosa che potrebbe incominciare a fare abolendo il sistema dei CARA, proprio perché la qualità di una civiltà si misura dalle sue politiche di accoglienza.
Il dibattito su Frontex ha visto contrapporsi vari punti di vista tra cui quello del Comandante in capo della Squadra navale della Marina Militale italiana, Ammiraglio Filippo Maria Foffi, il quale ritiene invece di buon auspicio l'arrivo di Frontex Plus. Dopo aver rassicurato sulla principale priorità della Marina, cioè la salvaguardia della vita in mare, l'ammiraglio ha provveduto a spiegare nel dettaglio come sono avvenute le operazioni di salvataggio di Mare Nostrum. "Gli sforzi umani e materiali richiesti non sono sostenibili da una sola nazione; è necessario un intervento congiunto tra UN, EU, NATO ed AU", ha ribadito l'ammiraglio. Anche secondo Amnesty International tale tipo di operazione non può essere in nessun modo ridimensionata, ma deve essere piuttosto potenziata e sostenuta da tutti gli stati membri dell'Ue.  È invece mancato un serio dibattito istituzionale sul futuro dopo la chiusura delle operazioni Frontex e Mare Nostrum.
L'intensa mattina di teorie e controteorie si è conclusa, riportando alla cruda realtà dei fatti i relatori e il pubblico, con la testimonianza di un rifugiato politico in Italia, Mijid Hussain, una persona che il Mediterraneo lo ha attraversato veramente. Con la sua testimonianza Hussain ha ammutolito la sala, ricordando quale sia il vero costo umano della traversata in mare e quale sia la cruda realtà di un rifugiato politico in Italia. La rabbia e lo smarrimento di Hussain ancora oggi, a distanza di qualche giorno dal convegno, echeggiano con queste parole:"Non è vero che l'Unione Europea o l'Italia mi hanno protetto. Noi siamo soli".