Cie, le prime riforme in attesa dell'abolizione

30/10/2014 di Redazione
Cie, le prime riforme in attesa dell'abolizione

È stata approvata in via definitiva la Legge Europea2013-bis, il cui articolo 3 stabilisce che il tempo di permanenza massimo dei migranti nei Cie, durante l'attesa per l'identificazione, è di 90 giorni. Un migrante che invece è stato detenuto per 90 giorni in un penitenziario può essere trasferito in un Cie per un massimo di 30 giorni. Questi tempi non sono prorogabili, a differenza della normativa precedente che prevedeva che i tempi di permanenza nei Cie potessero protrarsi fino a 18 mesi.
Sono soddisfatte le associazioni che hanno auspicato tale riforma, come Antigone, e attendono con trepidazione la chiusura dei Cie: "in attesa della chiusura definitiva di questi Centri - ha detto Patrizio Gonnella, presidente di Antigone e della Coalizione italiana libertà e diritti civili - quella che arriva dalla Camera è un'ottima notizia. È importante che si dia subito attuazione a questa norma e vengano rilasciati tutti quei migranti per cui i tempi di permanenza abbiano superato quelli previsti dalle nuove disposizioni. In particolar modo, per tutti coloro che sono passati dalle carceri e che lì avrebbero dovuto essere identificati".
I Cie sono tuttora in contrasto con le normative nazionali e internazionali:  violano gravemente la Costituzione, le norme internazionali e la Direttiva 2008/115/CE sul rimpatrio degli stranieri in condizione di soggiorno irregolare. A quindici anni dalla loro istituzione, prima come Cpt e poi trasformati in Cie, questi centri sono stati un fallimento sia dal punto di vista umanitario che da quello della gestione dell'accoglienza dei migranti.
Nel 2013 MEDU (Medici per i Diritti Umani) ha redatto un dossier dal titolo "Arcipelago Cie. Indagine sui centri di identificazione ed espulsione" che ha evidenziato in maniera dettagliata le gravissime carenze di questi centri: in primo luogo la mancanza di trasparenza sui costi di gestione, quindi le carenze strutturali che costringono i migranti in strutture fatiscenti, oppressive e isolate. Inoltre gli autori del dossier hanno rilevato l'assenza del servizio sanitario nazionale all'interno dei centri e gli ostacoli rilevanti nell'accesso alle cure specialistiche e agli approfondimenti diagnostici.
Secondo i dati diffusi dal ministero degli Interni, l'estate scorsa erano in funzione ancora cinque Cie, con una disponibilità totale di 500 posti (a Bari, Trapani, Torino, Roma e Caltanissetta. Nel 2013 sono stati "trattenuti" nei Cie 6.016 stranieri e ne sono stati rimpatriati 2.749, mentre nel 2014 rispettivamente 2.124 e 1.036. I tempi medi di trattenimento nel 2014 sono i seguenti: 55 giorni a Bari, 24 a Caltanissetta, 32 a Roma e Torino e 50 a Trapani.
Noi ci uniamo al coro di voci che auspicano la chiusura permanente di questi Centri che continuano a violare i diritti di migliaia di esseri umani e rimaniamo in attesa di riforme più profonde del sistema legislativo.