Dispersione scolastica in Italia, numeri record

16/10/2014 di Redazione
Dispersione scolastica in Italia, numeri record

L'Europa riprende l'Italia per i tassi altissimi di dispersione scolastica e per i fondi volti a contrastare ilfenomeno, dimezzati in cinque anni senza alcun esito positivo. Il nostro paese riporta uno dei più alti tassi di abbandono tra tutti i paesi UE e le risorse stanziate dalla contrattazione integrativa per arginare la piaga (in aumento) sono ormai talmente esigui da non incidere più. I numeri sugli "early school leavers" offerti dalla banca dati Eurostat e le cifre stanziate in questo ultimo anno dal Ministero dell'Istruzione configurano un quadro drammatico, specialmente per quanto riguarda le scuole collocate in "aree a rischio", quasi sempre si tratta di zone con forte processo immigratorio.
I dati Eurostat riguardano in generale i giovani in Italia tra i 18 e i 24 anni che nel 2013 erano ancora fermi al diploma di scuola media: questi sono oltre 720mila, oltre il 17% del totale, un numero esorbitante che va a infoltire le schiere di una forza lavoro con scarso livello di istruzione e poco qualificata. Con queste percentuali siamo in fondo alla classifica europea, dopo di noi soltanto Spagna, Turchia, Malta, Islanda, Portogallo e Romania.
Il confronto più preoccupante è quello con le nazioni "leader" dell'Europa: il nostro 17% si confronta con il 12,4% del Regno Unito, il 9,9% della Germania e il 9,7% della Francia, e il target di Ue 2020 sancisce una tolleranza fino al 10% di abbandono scolastico precoce; percentuale dalla quale siamo attualmente piuttosto lontani.
Oltre a presentare un tasso così alto di dispersione scolastica, siamo anche il paese industrializzato che meno riesce a ridurre la percentuale nel tempo: relativamente ai loro tassi gli altri paesi europei hanno fatto tutti meglio di noi.
Per quanto riguarda i fondi: una nota pubblicata lo scorso 7 ottobre dal Ministero dell'Istruzione dichiara che "Le risorse a disposizione per l'anno scolastico 2014/2015 per le scuole collocate nelle aree a rischio educativo, con forte processo immigratorio e contro la dispersione scolastica sono determinate in 18.458.933 euro. Tale somma, che rappresenta un'ulteriore diminuzione rispetto agli anni precedenti, impegna maggiormente gli uffici scolastici regionali nelle azioni di selezione e distribuzione delle risorse, al fine di ottimizzare l'utilizzo e la coerenza rispetto alle finalità istitutive di tale misura, nella direzione di favorire l'integrazione e il rientro in formazione di tutti gli studenti a rischio".
Cinque anni fa, la somma stanziata dal Ministero per lo stesso intervento ammontava a 53.195.060 euro; quest'anno quindi per favorire l'integrazione scolastica dei giovani alunni stranieri (che da cinque anni fa sono considerevolmente aumentati) si potrà fare affidamento su circa un terzo dei fondi originariamente stanziati. A cascata, i tagli hanno avuto consistenti ripercussioni anche sulla paga degli insegnanti, del personale Ata ma soprattutto sul percorso formativo degli alunni in maggiore difficoltà, come sempre i grandi penalizzati dai tagli delle risorse.
Qui il link all'intero rapporto.