Germania: aperto il dibattito sulle carenze del Regolamento di Dublino

23/10/2014 di Redazione
Germania: aperto il dibattito sulle carenze del Regolamento di Dublino

Finalmente si è aperto un dibattito istituzionale a livello europeo per quanto riguarda il "Regolamento di Dublino" che prevede il re-invio di famiglie con bambini piccoli in "Paesi terzi sicuri" o "Stati Dublino". La Corte Costituzionaletedesca, dopo vent'anni di silenzio, ha espresso dubbi rispetto questa procedura: non ha accolto le specifiche richieste dei ricorrenti, ma ha criticato il ruolo delle autorità in queste casi.
I dubbi concernono principalmente le carenze del sistema di accoglienza italiano, soprattutto per quanto riguarda le famiglie con bambini. Le due sentenze emesse criticano aspramente l'Italia, che ha seri problemi nell'accoglienza di migranti re-inviati nei suoi confini, una critica che si basa non tanto sul dibattito sulla sistemicità di tale problematica, quanto sull'effettiva esistenza di un dato acclarato.
Secondo la Corte Costituzionale tedesca il Bamf (L'Ufficio federale tedesco per l'immigrazione e per i rifugiati) dovrebbe almeno collaborare con le autorità dei Paesi riceventi, affinché le famiglie con bambini al di sotto dei quattro anni possano essere sistemate in modo adeguato, con un'attenzione particolare alla salute dei più piccoli. Quest'attenzione deve essere diversificata rispetto a quella riservata alle espulsioni verso i Paesi di origine: nei Paesi "sicuri" le persone si trovano a dovere ricominciare da zero, spesso non conoscendo la lingua, e in situazioni di completa assenza di reti sociali e di appoggio.
In questi casi la Corte ha previsto il ricorso al permesso di soggiorno provvisorio, concesso dalla Germania a coloro che, pur dovendo lasciare il Paese, non si trovano nelle condizioni di farlo. Le autorità tedesche avrebbero quindi il dovere di accertarsi che nei Paesi di destinazione le persone possano ricevere un'assistenza adeguata. Queste sentenze però potrebbero avere ripercussioni anche sui migranti che non hanno bambini piccoli, in quanto il dato preso in considerazione ha a che fare con la salute in genere, e quindi la decisione della Corte potrebbe avere rilevanza per le persone vulnerabili in genere.
L'espulsione di rifugiati verso paesi terzi, secondo le direttive Ue, deve tenere in considerazione l'unità familiare e il "miglior interesse" dei minori. Ci auguriamo che queste sentenze possano aprire il passo ad una situazione di maggiore tolleranza e accoglienza, e soprattutto che contribuiscano ad aprire il dibattito sulle problematicità del sistema di accoglienza italiano.