Immigrazione: Triton, la nuova operazione

16/10/2014 di Redazione
Immigrazione: Triton, la nuova operazione

Amnesty lancia ancora una volta l'allarme contro l'irrigidimento delle frontiere, tendenza che in queste ultime settimane sta prendendo piede anche in Italia. "Le persone prima delle frontiere" è l'invito che si legge nel comunicato del 13 ottobre, e in corredo numeri paurosi col tentativo di sensibilizzare i governi: 2500 le persone annegate o disperse dall'inizio dell'anno corrente, 2200 solo dal mese di giugno.
Cosa sta succedendo in Italia e in Europa? Il Ministro Alfano dal Consiglio di Giustizia e Affari interni a Lussemburgo ha dichiarato che dopo i successi di Mare Nostrum dal primo novembre partirà una nuova operazione chiamata Triton, a cui l'Ue ha destinato per ora fondi esigui. L'operazione nasce dalle forze congiunte di Frontex e Mare Nostrum e vi aderiscono attualmente Francia, Spagna e Germania. Mare Nostrum quindi non esisterà più e le intere forze di Marina Militare, Aeronautica, Carabinieri, Guardia di Finanza, Capitaneria di Porto e Croce Rossa italiana convergeranno in Triton. A sciogliersi anche Hermes, l'iniziativa internazionale facente capo a Frontex il cui unico scopo era quello di contrastare l'immigrazione irregolare da Tunisia, Algeria e Libia verso le coste italiane, e Aeneas nel mar Jonio che vigilava sulle coste pugliesi e calabresi.
L'iniziativa di Triton, in sostituzione a tutto questo, riceverà dall'Unione Europea 2,9 milioni di euro al mese per tutta la durata del 2014 (a Mare Nostrum ne erano destinati 2/3 in più), forse da incrementare nel prossimo anno, ma attualmente non figura tra le priorità del bilancio Ue. Otto gli stati che hanno messo a disposizione mezzi tecnici per l'operazione: Spagna, Finlandia, Portogallo, Islanda, Olanda, Lettonia, Malta e Francia; mentre il personale specializzato sarà offerto da 12 paesi. Triton quindi in maniera piuttosto generica e ancora non ben dettagliata si occuperà di pattugliare le frontiere europee sul Mediterraneo offrendo soccorso alle imbarcazioni in difficoltà, ma se pensiamo che Mare Nostrum con operazioni da 9 milioni di euro al mese ha soccorso 140.000 persone in un anno sembra impossibile che Triton da sola riuscirà a fronteggiare le massicce migrazioni che di certo non caleranno di intensità nei prossimi mesi.
Proprio di questo si è detto preoccupato Luigi Manconi, Presidente della Commissione straordinaria per i Diritti Umani del Senato: "è un rischio grave", ha dichiarato, poiché Triton nasce con un obiettivo limitato e un perimetro di intervento molto circoscritto. Lasciare sguarnite le acque in cui ha operato finora Mare Nostrum è un passo indietro assai rischioso, ha espresso perplesso. La sua proposta è quella di "aprire presidi dell'Unione Europea nei Paesi dove si ammassano i migranti. Già lì si può cominciare a distribuire il visto ai richiedenti asilo in modo che possano arrivare in Europa con viaggi sicuri, evitando il grande cimitero del Mediterraneo".
L'incarico di Triton inoltre sarà quello di assicurare la tutela delle coste europee senza preoccuparsi né impegnarsi sulle coste di partenza dei migranti: la competenza dell'operazione arriverà fino a 30 miglia dalle coste italiane ed è chiaro che senza un intervento a più ampio raggio la situazione non potrà che peggiorare. Mentre l'Europa si impegna a rafforzare le proprie frontiere terrestri quindi, i migranti vengono spinti e costretti a viaggi sempre più rischiosi attraverso il Mediterraneo centrale, e proprio nel momento in cui l'Ue dovrebbe garantire meccanismi globali di ricerca e soccorso lungo questa rotta marina tende a ritirarsi e irrigidirsi.
Alfano congeda così Mare Nostrum con tanti complimenti soprattutto per gli arresti degli scafisti, ma i flussi migratori non si arresteranno nel futuro prossimo e il nostro paese continuerà ad essere la maggiore costa d'approdo: potrà questa nuova operazione lampo contenere l'intero fenomeno che nemmeno Mare Nostrum è riuscito a gestire?
Amnesty non nasconde la preoccupazione legittima, ribadendo l'urgenza di creare percorsi più sicuri e più legali di quelli attuali anziché rafforzare la lotta alle migrazioni, un fenomeno con cui siamo da tempo costretti a fare i conti.