Rapporto Svimez: il Mezzogiorno in grave recessione

30/10/2014 di Redazione
Rapporto Svimez: il Mezzogiorno in grave recessione

Il rapporto Svimez sull'economia del Mezzogiorno 2014 presentato il 28 ottobre al Tempio Adriano a Roma fa emergere alcuni dati significativi sulla condizione economica del Sud Italia, una terra da cui si continua ad emigrare (solo nel 2013 116mila abitanti hanno lasciato la propria casa nel meridione) e in cui si comincia  a non fare figli.
La statistica infatti rivela una predominanza  sostanziale dei morti sui nati, e la popolazione continua ad impoverirsi sempre di più: il 40% di famiglie povere in più solo nell'ultimo anno, e il lavoro manca sempre di più.
Nel dettaglio: nel 2013 i decessi hanno superato le nascite nel Sud Italia, confermando un trend già in atto nel 2012 ma costituendo un fenomeno eccezionale il cui precedente risale al 1867 e al 1918, cioè rispettivamente alla fine della guerra d'Indipendenza e della Prima Guerra Mondiale. Nel 2013 i nati sono stati 177mila, un minimo storico, e lo Svimez stima che nei prossimi 50 anni assisteremo a uno stravolgimento demografico in cui l'Italia perderà 4,2 milioni di abitanti senza bilanciare la perdita con nuove nascite.
La regione più povera dell'Italia è attualmente la Calabria con un Pil pro capite di 15.989 euro, destinato a crollare ancora durante questo ultimo anno; la Valle d'Aosta e il Trentino Alto Adige hanno un pil superiore del doppio.
A seguire il Molise (19.374 euro pro capite), la Sardegna (18.620), la Basilicata (17.006), la Puglia (16.512), la Campania (16.291), la Sicilia (16.152) e la Calabria (15.989).
In generale il Mezzogiorno è tornato ai valori del Pil pro capite del 2003, 16.888 euro, sceso del 56,6% del valore del Centro Nord.
La condizione delle donne risulta ancora problematica: lavora una donna su cinque, appena il 21,6% delle donne sotto i 34 anni risulta impiegata contro il 43% del centro nord e il confronto con l'Europa è impietoso: le donne sotto i 34 anni occupate sono quasi il 51%.
Le donne che lavorano, poi, rivestono ruoli professionali poco qualificati: dal 2008 le professioni qualificate sono scese dell'11,7%.
Si stima che nel 2014 il Pil si attesterà a -0,4% nel Sud, e questo è ufficialmente il settimo anno di recessione. La forbice col centro nord si divaricherà ulteriormente nel 2015.
Al sud le famiglie povere sono cresciute di oltre due volte e mezzo nell'ultimo anno: da 443mila a 1 milione e 14mila. In Italia, secondo il rapporto Svimez, dal 2008 al 2012 sono aumentate del  7% le famiglie in stato di "deprivazione materiale severa", cioè che non riescono a pagare l'affitto o il mutuo oppure a fare una vacanza di una settimana una volta l'anno o a pagare il riscaldamento o fronteggiare spese domestiche.
Di tutte le 985mila persone che tra il 2008 e il 2013 hanno perso il lavoro, 583mila sono residenti nel Mezzogiorno, dove si concentra anche il 60% delle perdite determinate dalla crisi. Nello scorso 2013 sono andati persi 478mila posti di lavoro in Italia, e di questi 282mila solo al Sud. I dati già emersi della prima metà del 2014 rivelano che il sud ha già perso 170mila posti di lavoro rispetto all'anno scorso, contro i -41mila del centro nord.