Unicef: aumenta la povertà infantile

30/10/2014 di Redazione
Unicef: aumenta la povertà infantile

L'ultimo rapporto dell'Unicef che analizza le condizioni della povertà infantile ha evidenziato un aumento dilagante di questo problema nel nostro paese: oggi ci sono più di 619mila bambini poveri in più rispetto al 2008. Il 16% di questi non ha accesso alle proteine ogni due giorni, con conseguenze fisiche e psicologiche durature. I nuovi bambini poveri sono i "figli della recessione", che in Europa sono 11 milioni: bambini che soffrono di un'alimentazione carente e delle difficoltà dei genitori, quali problematiche abitative, lavorative e conseguente stress. Una crisi che ha messo milioni di minori in ginocchio, una situazione ulteriormente aggravata dalle politiche di austerity e dalla contrazione della spesa pubblica nel sociale e che avrà conseguenze profonde su un'intera generazione.
La deprivazione materiale, presa come indicatore del benessere di una famiglia, viene intesa come la possibilità di pagare l'affitto o il mutuo e le utenze, la possibilità di riscaldare l'abitazione in maniera adeguata e di affrontare spese impreviste, di avere una dieta variata e sana che comprenda carne e proteine, di andare in vacanza, e di possedere tv, lavatrici, auto e cellulari. Una serie di elementi che la maggior parte di noi dà per scontata, ma che è neccessaria al benessere dei più piccoli in primis, ma anche degli adulti.
La povertà infantile, in Italia, è aumentata del 5%, passando dal 24,7 al 30,4%, un dato analogo a quello di altri paesi europei fortemente colpiti dalla crisi, come Grecia, Spagna, Irlanda e Islanda. Si legge nel rapporto: " dopo il 2008, la percentuale di nuclei familiari con bambini non in grado di permettersi un pasto con carne, pollo o pesce (oppure un equivalente a base di legumi e verdure) ogni due giorni è più che raddoppiata in Estonia, Grecia, Islanda e Italia, raggiungendo rispettivamente il 10 percento, il 18 percento, il 6 percento e il 16 percento nel 2012.
In Italia, sottolinea il rapporto, la situazione è peggiorata in modo molto più rapido se si effettua un confronto con gli altri paesi europei: "circa metà dei bambini con grave deprivazione materiale (44 per cento) nel 2012 viveva in tre paesi: Italia (16 per cento), Regno Unito (14 per cento) e Romania (14 per cento)".
La causa di questo profondo peggioramento è da imputare, secondo l'Unicef, al crollo delle politiche di tutela: "se le politiche di tutela fossero state più solide prima e fossero state rafforzate durante la recessione, si sarebbero potuti aiutare milioni di bambini in più". I tagli sono conseguenza delle politiche di austerity, ma è certo che tali misure sono state attuate in modo drastico e inefficace.
Un'altra conseguenza della recessione economica è l'aumento dei Neet, i giovani tra i 15 e i 24 anni che non studiano e non lavorano, il cui numero oggi in Italia sfiora il milione, e che aumentano da noi più che nel resto di Europa. Così come il crollo demografico: come riporta il rapporto Svimez sull'economia del Sud nel Mezzogiorno le nascite nel 2013 sono state solo 177mila, il numero più basso dal 1861.
Questi numeri devono funzionare come campanello di allarme, allo scopo di iniziare implementare politiche sociali realmente a servizio delle famiglie e dei bambini, per fermare questa degenerazione sociale dannosa non solo per coloro che ne sono affetti, ma per la società nel suo insieme.