A lezione di italiano con i Sikh, le risorse sono finite

20/11/2014 di Redazione
A lezione di italiano con i Sikh, le risorse sono finite

Nell'Agro Pontino esiste una situazione troppo spesso dimenticata. Gran parte dei campi  coltivati in Provincia di Latina si regge su una forza lavoro sovente sfruttata ai limiti della schiavitù. Circa 30mila indiani sikh si sono trasferiti qui dal Punjab allo scopo di garantire un futuro alla propria famiglia e comunità di appartenenza. La migrazione è avvenuta a prezzi altissimi: famiglie e comunità intere si sono indebitate per permettere ad un loro rappresentante di partire, e le false promesse dei trafficanti di esseri umani hanno alimentato le loro speranze.
I migranti, al loro arrivo in Italia, si trovano costretti a sopportare condizioni lavorative durissime, in totale assenza di diritti, obbligati a "ripagare" i loro sfruttatori e quindi lavorando gratis per mesi, talvolta per anni. Il Rapporto "Agromafie e caporalato" (di Flai Cgil) ha tirato le somme di questo fenomeno, stimando che nelle 20.500 aziende agricole della zona lavorano almeno 30mila indiani. Una situazione che si regge sulla loro ghettizzazione ed isolamento: queste persone spesso parlano solo la loro lingua madre, e non chiedono nulla alle istituzioni, proprio perché manca la consapevolezza dei propri diritti.
Un tassello fondamentale per l'acquisizione della consapevolezza dei propri diritti è l'istruzione. La scarsa conoscenza della lingua è uno degli elementi alla base dell'isolamento sociale che opprime questa popolazione. A Sabaudia esiste una sola scuola di italiano per i migranti, ma le casse del Comune sono vuote e i fondi europei non vengono utilizzati. Lì si insegnano i primi rudimenti della lingua italiana ed è presente un servizio di orientamento burocratico e sanitario gestito dagli assistenti sociali della zona. Le lezioni si tengono due volte a settimana, e se ne occupano due insegnanti in pensione.