Italia: non si investe più nella ricerca

20/11/2014 di Redazione
Italia: non si investe più nella ricerca

L'agenzia Eurostat ha indagato sull'intensità degli stanziamenti per la ricerca in Europa, elemento al centro delle linee guida al 2020 nel vecchio continente, in quanto favorisce la crescita e l'uscita dalla crisi economica. Ne emerge che nel 2013 gli Stati membri dell'Ue hanno speso quasi 275 miliardi di euro in R&D (ricerca e sviluppo), che equivalgono al 2,02% del PIL aggregato. È sicuramente un'evoluzione positiva rispetto al 2004, quando questa spesa ammontava al 1,76% del PIL ma risulta comunque carente se confrontata con altri Paesi. In Corea alla ricerca viene dedicato il 4% del PIL, in Giappone il 3,38%, il 2,81% negli USA, poco sotto il 2% in Cina.
In questo panorama l'Italia fa un po' da fanalino di coda. Con il 1,25% di PIL investito in ricerca e sviluppo, il governo di Roma si colloca al di sotto di Paesi come Slovenia (2,59% del PIL) e Portogallo (1,3% del PIL), anch'essi duramente colpiti dalla crisi. Il governo Renzi avrebbe inserito questo tema in agenda, e la legge di Stabilità attualmente all'esame del Parlamento include sgravi fiscali per i ricercatori e per chi produce brevetti.
A livello europeo, in cima alla classifica per spesa in rapporto al PIL si collocano la Finlandia (3,32%), la Svezia (3,21%) e la Danimarca (3,05%). A questi stati virtuosi seguono Germania (2,94%) e Austria (2,81%). Al lato opposto della graduatoria troviamo Romania (0,39%), Cipro (0,48%), Lettonia (0,60%), Bulgaria (0,65%), Grecia (0,78%), Croazia (0,81%), Slovacchia (0,83%), Malta (0,85%), Polonia (0,87%) e Lituania (0,95%). Con il suo 1,25% l'Italia si colloca di poco al di sopra della Spagna (1,24%), ma comunque rimane lontana da Regno Unito (1,63%) e Francia (2,23%).
Il trend complessivo evidenziato è quello di un aumento degli stanziamenti, ma si nota comunque una reticenza, specie dagli stati colpiti più duramente dalla crisi, ad investire in questo settore. Risulta quindi importante evidenziare l'importanza della lungimiranza dei governi, poiché gli investimenti in quest'area hanno un ritorno rilevante, ma non immediato. Ci auguriamo quindi che l'attuale governo faccia tutto ciò che è necessario per rafforzare il ruolo dell'Italia in questo settore.