L’Italia dei Disastri, rapporto sulle catastrofi idrogeologiche provocate dall’uomo

20/11/2014 di Redazione
L’Italia dei Disastri, rapporto sulle catastrofi idrogeologiche provocate dall’uomo

Il Centro Euro-Mediterraneo di Documentazione e Ingv (l'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia) hanno diffuso uno studio sulle catastrofi naturali nel nostro Paese, dal sinistro titolo "L'Italia dei Disastri". In evidenza una situazione disastrosa e quasi completamente causata dall'uomo. Negli ultimi anni sono aumentate le vittime, raddoppiando nel corso di cinquant'anni. Nel periodo tra il 1850 e il 1899 le vittime e i dispersi per frana erano 614, nella prima metà del '900 le vittime sono aumentate a 1207, mentre tra il 1950 e il 2008 inItalia ci sono state ben 4103 vittime di eventi franosi (di cui 1917 per il solo Vajont).
Tra le cause principali vi sono gli scavi, l'abusivismo e la mancanza di manutenzione del territorio, oltre alla mancata osservanza delle leggi, che hanno causato il rapido deterioramento del  territorio. Il rapporto esordisce infatti dicendo che le catastrofi idrogeologiche più grandi dello scorso secolo sono state "propiziate, se non esplicitamente causate, dalle attività umane". Si parla di eventi drammatici quali Vajont, Stava e Val di Pola, e l'accusa non è di poco conto.
Il rapporto ha evidenziato che circa il 10% del territorio italiano è a rischio frana, e l'ottanta per cento dei Comuni interessati contengono almeno un'area a "rischio elevato". Nell'analisi degli eventi franosi, una gran parte delle frane che hanno causato danni o distrutto le infrastrutture  e causato vittime, sono state superficiali, o comunque innescate dalla piogge. Si tratta quindi di eventi prevedibili, talora più dei terremoti, il cui costo sociale (si parla di 4/5 miliardi di euro annui) è sicuramente superiore a quello delle misure preventive che sarebbe utile implementare.
Di certo risulta complesso prevedere frane in territori predisposti agli smottamenti, ed è proprio per questo che le istituzioni dovrebbero investire non tanto nei sistemi di previsione quanto nei dispositivi di prevenzione. Una pioggia intensa non  è il precursore diretto di una frana, e non basta a prevedere luoghi e modalità dei possibili eventi franosi.
La ricerca sottolinea chiaramente come il fattore umano "abbia assunto un ruolo sempre più determinante sia con azioni dirette, quali tagli stradali e scavi, che indirette quali la mancata manutenzione del territorio e delle opere di difesa del suolo". Anche i tecnici e gli amministratori locali vengono accusati di "scarsa attenzione", e l'abusivismo dilagante che ne è risultato ha fatto si che le aree urbane si sono estese senza alcuna considerazione per i rischi idrogeologici.
Assente anche l'apparato legislativo: sono molte le Norme Tecniche per le Costruzioni, sebbene siano poche le indicazioni tecniche sulla difesa degli edifici. È rilevante evidenziare come l'ultima norma incisiva sul tema risalga al 1909: il Regio Decreto 193 vieta di costruire su terreni posti sopra e nei pressi di fratture o eventi franosi o "atti a scoscendere". Una norma tanto vetusta quanto disattesa: è necessario rivedere la normativa in materia e far sì che tale normativa venga rispettata.