Ricerca Idos: crescono le associazioni migranti

27/11/2014 di Redazione
Ricerca Idos: crescono le associazioni migranti

Il Centro Studi Idos ha effettuato una mappatura delle associazioni migranti attive sul territorio italiano. Lo studio, promosso dalla direzione generale per l'Integrazione e le Politiche di Immigrazione del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, ha analizzato tutte le associazioni di migranti: quelle in cui sono la maggioranza dei soci, così come quelle che hanno un consiglio direttivo formato in maggioranza da migranti o da seconde generazioni. Sono state censite 2.114 associazioni, "un numero pari a oltre il doppio di quello cui erano giunte le indagini precedenti più recenti", si afferma nel report.
Per quanto riguarda le attività ed i compiti delle associazioni prese in esame, tra le aree di intervento principale emerge preponderante la mediazione interculturale, ambito nel quale si impegna più della metà di esse (51,2%). Il secondo ambito in cui si distinguono è quello del sostegno alle seconde generazioni, seguito dai servizi di accoglienza ai migranti. Inoltre le associazioni offrono attività per favorire l'apprendimento della lingua italiana e delle lingue madri dei migranti, così come sportelli per l'ausilio al disbrigo delle pratiche amministrative. Sorprendentemente un servizio offerto dalla minoranza delle associazioni risulta essere la tutela legale, di cui si occupa solo il 21,9% di esse.
Per quanto riguarda la distribuzione delle realtà associative migranti sul territorio, è senza dubbio il Nord Italia ad accogliere la vasta maggioranza di esse. Il record spetta al Nord Ovest, che ospita la quota più sostanziosa con 772 associazioni di migranti (36,5% del totale), seguito dal Nord Est con 558, il Centro con 471, il Sud con 199 e infine le Isole con 261. A livello regionale, invece, la regione più ricca è la Lombardia dove si contano ben 496 associazioni migranti (pari al 23,5% del totale), segue il Lazio con 261, quindi l'Emilia Romagna con 228 e il Piemonte con 212.
È stata effettuata un'analisi delle principali cittadinanze di riferimento delle associazioni: i più attivi in questo ambito risultano essere i senegalesi, concentrati in Lombardia per oltre un terzo; seguono i marocchini per oltre un quarto sempre in Lombardia e per poco meno di un quinto in Emilia Romagna; i peruviani per oltre i due quinti in Lombardia e per circa un quinto nel Lazio; gli albanesi per poco meno di un quinto in Piemonte, per circa il 15% in Trentino Alto Adige e in Lombardia, per un decimo in Emilia Romagna; gli ecuadoriani per il 50% in Lombardia e per il 25% in Liguria, i moldavi per oltre un terzo in Veneto, e per circa un settimo nel Lazio; gli ucraini per un terzo nel Lazio e un quarto in Campania, i filippini per i due quinti in Lombardia e per un sesto nel Lazio; i cinesi per un quarto in Toscana, per un quinto sia in Lombardia che in Piemonte e per un sesto nel Lazio; infine i bangladesi per un terzo nel Lazio e per più di un quarto in Veneto.
In ultima analisi è stato altresì rilevato il raggio di azione delle realtà associative migranti: la maggioranza di esse fanno riferimento a Provincie e Comuni, mentre meno di un terzo riesce ad agire a livello nazionale e un quinto riesce a sviluppare progetti internazionali. Limitato è anche il numero degli iscritti: quasi 6 associazioni su dieci (59,7%) hanno un numero di iscritti superiore a 10, ma che non supera le cento unità. Il 12% circa ha tra i 100 e 200 iscritti. Sono solo il 6%, infine, quelle che superano quota 500 iscritti.
Il panorama evidenziato è tanto ricco quanto variegato. Il rapporto evidenzia che "si tratta di una rete fitta, sebbene estremamente variabile che, come le radici nascoste nella terra impediscono a quest'ultima di franare, contribuiscono dal basso a tenere unita e coesa la società multiculturale in cui viviamo". Noi ci impegniamo da sempre nella costruzioni di reti che favoriscano l'emergere di buone pratiche e che consentano la comunicazione ed il rafforzamento delle associazioni migranti sul territorio italiano, e ci auguriamo che questo rapporto contribuisca ad una presa di coscienza di questa ricchissima realtà, favorendone una sempre maggiore interrelazione e qualificazione.