Tor Sapienza. Dove il degrado si è trasformato in odio contro il diverso

20/11/2014 di Redazione
Tor Sapienza. Dove il degrado si è trasformato in odio contro il diverso

Dopo gli ultimi fatti, Tor Sapienza è come se fosse diventata il catalizzatore dell'odio razziale, la valvola di sfogo del disagio provato dai cittadini delle periferie, dalle aree lasciate alla desolazione, dove mancano servizi pubblici, presidi democratici e soprattutto una vera politica dell'accoglienza che permetta l'integrazione delle varie componenti, certamente diverse per storia e provenienza, che ormai però fanno parte del quartiere.
Il nucleo della protesta è nato all'interno delle case popolari di via Morandi, gli edifici Ater che hanno al loro interno una popolazione caratterizzata da forte disagio sociale ed abitativo. Un ghetto separato dal resto del quartiere, isolato dalla sua posizione geografica e dalla sua configurazione urbanistica: gli edifici Ater di via Morandi non solo si ergono su una solitaria collina, ma sono concentrati su loro stessi nella loro supposta autosufficienza. Si ergono infatti intorno ad un rettangolo che doveva comprendere una serie di servizi e negozi, dei quali non rimane alcuna traccia. I locali, abbandonati da tempo, sono stati occupati da una comunità rumena. Le case popolari invece versano in uno stato di completo deterioramento e fatiscenza, non vengono fatti interventi di riqualificazione e di riparazione da anni, e l'emarginazione sociale e la disoccupazione dilagano.
Ma non è sempre stato così: Tor Sapienza nasce agli inizi del '900 come luogo di avanguardia sociale. I suoi primi abitanti sono stati i ferrovieri, e promotore e fondatore della borgata fu uno di essi in particolare, Michele Testa, valoroso militante e perseguitato antifascista. Tor Sapienza fu individuata come area di sviluppo industriale dal piano regolatore sotto il fascismo e nel dopoguerra ha sviluppato e ospitato industrie importanti e significative nella storia della città e del movimento operaio romano. I suoi abitanti hanno da sempre fatto parte della cosiddetta "aristocrazia" operaia e impiegatizia del mondo del lavoro fino a tutti gli anni '70. Poi sono iniziati la de-industrializzazione e lo svuotamento progressivo delle sue fabbriche. Con la fine degli anni '70 e l'inizio degli anni '80, comincia a cambiare la sua composizione sociale con la costruzione del complesso urbano ex Iacp, oggi Ater, ubicato in viale Morandi.
Oggi, al contrario di quanto auspicato dai primi promotori del quartiere, a Tor Sapienza esiste una miscela esplosiva alimentata dai gruppi di estrema destra (in primis Casapound e la Lega), che istigano e indirizzano la rabbia e l'insoddisfazione dei cittadini contro il diverso, assunto come capro espiatorio di tutto quello che non funziona. Da lì prendono forma gli attacchi ai rom, ai neri e alla sinistra, ritenuta responsabile dell' "invasione degli immigrati".
Ora i riflettori mediatici si sono finalmente accesi su questo angolo dimenticato di Roma. Forse i cittadini di Roma e le istituzioni non si sarebbero mai accorte - o non avrebbero mai preso in considerazione - il degrado in cui versano le periferie romane, se non si fosse acceso questo circolo di odio e violenza. Un circolo che però non può e non deve essere giustificato. Le richieste che provengono da quegli stessi cittadini (e conseguentemente dalle associazioni neofasciste che hanno istigato i comitati) che hanno incitato all'odio contro gli immigrati, che hanno tirato sassi contro i residenti del centro costringendoli alla reclusione al pari di uno stato di terrore devono essere esaminate attentamente, senza che le istituzioni cadano a loro volta in quel vortice di odio.
Marino ha ricevuto in Campidoglio i rappresentanti dei cittadini di Tor Sapienza, incontro avvenuto dopo l'apparizione (dallo scarso successo) del primo cittadino nei luoghi degli scontri. I comitati hanno chiesto la chiusura dei campi rom e del centro di accoglienza, richiesta alla quale il sindaco ha risposto così: "rispetto alla proposta iniziale di chiudere valuteremo la possibilità di accogliere in quella struttura solo donne e bambini, [inoltre] chiederemo un intervento deciso della polizia municipale per impedire nel campo rom di via Salviati di bruciare materiale inquinando l'ambiente con fumi tossici". Resta da vedere se verranno affrontati i veri grandi temi di Tor Sapienza, quelli che hanno alimentato la violenza di questi giorni. Sembra infatti che l'approccio capitolino, che pensa primariamente alla riformulazione del sistema di accoglienza del centro, sia mirato solo a placare le proteste, non andando al centro del focolaio di disagio.
La Presidente della Camera Laura Boldrini ha affermato a riguardo che l'attenzione maggiore deve essere data alla periferia, iniziando un'opera di riqualificazione dei quartieri attualmente caratterizzato da un profondo degrado sociale: "Non è con la contrapposizione e con la violenza che si risolvono i problemi: ogni quartiere, sia al centro o in periferia, deve essere pulito, deve essere uno spazio vivibile, un luogo accogliente per tutti. Non esistono zone precluse ai valori dell'accoglienza e della sicurezza che valgono per tutti".
(Foto di Sirio Timossi)