Che fine ha fatto la legge sulla riforma della cittadinanza?

18/12/2014 di Redazione
Che fine ha fatto la legge sulla riforma della cittadinanza?

Il Primo Ministro Renzi aveva più volte annunciato che la discussione sulla riforma della cittadinanza sarebbe iniziata "entro fine anno". Oggi, con pochi giorni che ci separano dal nuovo anno, questa promessa non sembra essere rispettata. Sembrerebbe che il testo dovrà attendere la prossima primavera, per iniziare finalmente un iter che sarebbe dovuto partire  almeno vent'anni fa. Una battaglia che la società civile continua a portare avanti, per portare sotto i riflettori tutti quelli che invece restano regolarmente al di fuori del dibattito istituzionale: quasi un milione di ragazzi considerati ancora stranieri senza patria. La Rete G2, nel pubblicare un dossier sulla cittadinanza dal titolo "Italiani 2.0 - G2 chiama Italia: cittadinanza, rispondi", ha presentato una situazione esacerbata, ferma a vent'anni fa quando i nati da cittadini stranieri erano uno su cento, mentre oggi sono quindici, pari a quasi 80mila bambini. Il rapporto raccoglie le storie di tantissimi ragazzi che hanno dovuto attendere moltissimi anni di trafile burocratiche per essere riconosciuti italiani, nonostante siano nati tra noi.  Mohammed Tailmoun, portavoce della Rete G2, spiega: "Che la legge sia vecchia e inadeguata lo denunciamo da anni. E' stata promulgata immaginando un paese che non esisteva allora, figuriamoci oggi. Ci è stato promesso da più parti che il dibattito si sarebbe riaperto in tempi brevi, ma per ora è ancora tutto bloccato. Siamo delusi per questo atteggiamento del governo e delle istituzioni, perché quella che non appare ai politici una priorità invece lo è, e riguarda un milione di cittadini". La deputata Pd Marilena Fabbri, relatrice della legge, ha dichiarato che essa è stata solo ritardata per questioni logistiche: "L'attività della commissione Affari costituzionali, come quella delle altre commissioni, è stata incentrata sul Jobs Act e sulla riforma costituzionale: si tratta dunque di una questione logistica, non c'è stato cioè spazio per discutere il provvedimento". La Rete G2 pretende una revisione urgente della legge, ma con criteri il più possibile inclusivi. Il testo attuale prevede infatti che il diritto di cittadinanza si ottenga al compimento dell'obbligo scolastico (ius culturae) e non alla nascita (ius soli), spostando di solo due anni l'acquisizione della cittadinanza, che si potrebbe prendere a 16 anni invece che a 18, come invece prevede la normativa attuale. Un atteggiamento che riflette una poca considerazione per la questione, che non valorizza i giovani che vogliono vivere in questo paese, costituendo una potenziale risorsa. La vera questione riguarda il modo di determinare la cittadinanza senza necessariamente attendere la fine dell'obbligo scolastico.