L’assemblea nazionale francese approva un atto non vincolante che riconosce lo stato palestinese

04/12/2014 di Redazione
L’assemblea nazionale francese approva un atto non vincolante che riconosce lo stato palestinese

Giunge da oltralpe un passo altamente simbolico per la speranza di un raggiungimento della pace in Medio Oriente dopo decenni di conflitto. L'Assemblea Nazionale ha difatti votato perché il governo francese riconosca ufficialmente lo Stato di Palestina con 339 voti a favore e 151 contrari. L'esito del voto non è vincolante per l'esecutivo, ma assume tuttavia un valore altamente rappresentativo e si inserisce nel quadro di crescente pressione diplomatica europea per giungere all'obiettivo della creazione di due Stati nell'area, Israele e, appunto, uno Stato palestinese. Il governo di Parigi condivide lo sforzo per giungere a un'entità statale palestinese, ma considera prematuro il suo riconoscimento ufficiale. Inoltre, in qualità di membro permanente, quindi con diritto di veto in seno al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite,la Franciapreme per una celere ripresa dei colloqui di pace. Israele si dice favorevole a uno sviluppo che porti a definire uno Stato palestinese sulla base di un accordo di pace, ma protesta contro iniziative come quella adottata dal Parlamento francese e, in precedenza, dai Parlamenti di Gran Bretagna e Spagna, sempre con un mozioni non vincolanti. Tali risoluzioni, ribadiscono a Tel Aviv, illudono i palestinesi di poter raggiungere il loro obiettivo aggirando i negoziati di pace. L'unico paese membro dell'Unione Europea a riconoscere lo stato palestinese è oggila Svezia. Compresala Svezia, i paesi nel mondo che riconoscono lo Stato di Palestina attualmente sono più di 135. Il premier israeliano Benjamin Netanyahu ha commentato immediatamente il voto francese, attraverso un comunicato dell'ambasciata israeliana in Francia. Ha chiarito che tale atto "Ridurrà le possibilità di raggiungere un accordo tra Israele e i palestinesi. Decisioni simili irrigidiscono la posizione palestinese e mandano il messaggio sbagliato alle persone e ai leader della regione", mentre una soluzione al conflitto israelo-palestinese si potrà ottenere "solo con negoziati onesti e diretti tra le parti e non con misure unilaterali presa da una delle parti o da terzi". Plauso, all'opposto, arriva dalle varie autorità palestinesi. L'Autorità nazionale palestinese (Anp), attraverso la presidenza, ha salutato "una decisione coraggiosa, che rilancia l'avvenire della pace in Palestina e nella regione, nell'interesse della soluzione a due Stati, con l'istaurazione di uno Stato indipendente di Palestina secondo le frontiere del 1967 e con Gerusalemme Est per capitale". Il ministro degli Esteri dell'Anp, Riyad al-Malki, ha affermato che la "decisione francese incoraggerà senza alcun dubbio il riconoscimento della Palestina in Europa. Malgrado le pressioni americane e israeliane, e quella della lobby ebraica, il Parlamento francese ha espresso la volontà di un popolo che sostiene la libertà e denuncia l'occupazione". Hanan Ashrawi, un dirigente dell'Organizzazione di Liberazione perla Palestina(Olp), ha espresso in un comunicato la sua "gratitudine al popolo francese" e ha lanciato un appello al "governo francese a trasformare in atto il voto del suo Parlamento". Sami Abou Zouhri, il portavoce di Hamas, ha dichiarato che "Il testo riflette gli appelli nel mondo perché si riconoscano ai palestinesi i loro diritti." L'atto francese si pone in una scia di tentativi timidi ma positivi, quali il riconoscimento da parte della Svezia che segue di quasi due anni l'Assemblea Generale delle Nazioni Unite, che promossela Palestinada "entità non statuale" a "stato osservatore non membro", con 138 voti favorevoli (compreso quello dell'Italia), 9 contrari (tra cui Stati Uniti, Canada e Israele) e 41 astenuti. Appare, tuttavia, davvero illogico che nessuno degli altri grandi paesi dell'Unione Europea abbia ancora formalmente riconosciuto lo stato palestinese, altri stati membri, come l'Ungheria ela Polonia, lo avevano invece riconosciuto prima ancora di entrare a far parte dell'Unione.