Roma: la fiaccolata antirazzista per ribadire il carattere inclusivo della città

11/12/2014 di Redazione
Roma: la fiaccolata antirazzista per ribadire il carattere inclusivo della città

Il 4 dicembre la comunità di Roma solidale si è riunita in una fiaccolata al Campidoglio dopo le gravissime manifestazioni di razzismo emerse nell'ultimo periodo nella Capitale, e per distanziarsi dai fatti emersi dall'inchiesta "mondo di mezzo". Promotori della fiaccolata sono stati Acli, Arci, Centro Astalli e Comunità Sant'Egidio e dai sindacati Cgil, Cisl e Uil ed ha partecipato anche l'Assessore alle Politiche Sociali del Comune di Roma Rita Cutini, che ha ribadito l'importanza di riaffermare una politica dell'accoglienza: "Roma è una bellissima città, accogliente e inclusiva". Anche noi di FOCUS-casa dei Diritti Sociali abbiamo partecipato perché sempre più convinti che Roma debba continuare e ricominciare ad essere, e molto di più e meglio di quanto già sia, una città accogliente, interculturale, inclusiva.
Lo slogan "Roma città aperta, sicura e inclusiva. Costruiamo insieme" è stato scelto proprio per riaffermare una posizione antitetica alle manifestazioni di razzismo dell'ultimo periodo, condannando ogni tipo di violenza e intolleranza. L'iniziativa, è stata dedicata all'accoglienza e in particolare a quella "ai rifugiati, richiedenti asilo, fra i quali molte donne e bambini", è stata organizzata "per praticare la via del dialogo, avviare concretamente un processo di recupero e riqualificazione delle periferie romane". Andrea Riccardi, tra i fondatori della Comunità di Sant'Egidio, ha dichiarato: "si sentiva il bisogno di una manifestazione come questa per dire che a Roma sta avvenendo qualcosa di molto grave. Roma non è più aperta, si sta imbarbarendo. A Tor Sapienza abbiamo visto due storie difficili, quella dei rifugiati e quella del quartiere. C'è stata una vera e propria strategia della tensione. E questo perché la politica si è spenta. Oggi il Campidoglio è lambito da schizzi di criminalità organizzata bipartisan, questo mina la democrazia della città. Occorre quindi ricostruire il tessuto culturale e di dialogo. Non sapevamo che sui rom si guadagnava più che sulla droga, questo è troppo grave e richiede un salto morale degli amministratori".  Carlo de Angelis, del Social Pride, ha sottolineato come le associazioni denuncino da tempo quanto sta emergendo dalle indagini. Anche don Camillo Ripamonti, il presidente del Centro Astalli, ha ricordato che "le periferie geopolitiche della città non devono diventare periferie esistenziali. Bisogna invece investire su una cultura dell'accoglienza interreligiosa e interculturale". Sull'argomento è intervenuto anche il delegato Laurens Jolles dell'Unhcr per il Sud Europa, sottolineando che "l'accoglienza è un dovere ineludibile per una società civile, non merce per affari criminali a danno dei rifugiati".