Save the Children pubblica il nuovo Atlante sull’infanzia

18/12/2014 di Redazione
Save the Children pubblica il nuovo Atlante sull’infanzia

Save the Children ha diffuso i dati raccolti ne "Gli orizzonti del possibile", il quinto Atlante dell'Infanzia che analizza la condizione infantile in Italia nell'ambito della campagna "Illuminiamo il Futuro". Gli aspetti più significativi che lo studio ha messo in luce sono innanzitutto quelli legati all'habitat prevalente dei bambini: il 37% di questi vive concentrato in città e metropoli, ambienti caotici e spesso carenti di spazi di ricreazione e aggregazione. Infatti, solo 1 bambino su 4 gioca nei cortili e meno di 4 su 10 hanno a disposizione dei giardini nei quartieri in cui vivono.
Lo stesso problema dei luoghi inadeguati si ripresenta anche dentro le abitazioni: circa 1 bambino su 4 vive in appartamenti umidi o pericolanti, e un milione e 300mila minorenni sono in situazioni di sovraffollamento. Nel 2013 sono state 65mila le famiglie che hanno ricevuto un'ingiunzione di sfratto.
Come rivelano i recenti dati sui consumi, la povertà assoluta delle famiglie nel nostro Paese è in sensibile crescita e riguarda già il 13,8% dei minori (un incremento del 37% rispetto al 2012) e oltre il 68% delle famiglie è costretta a tagliare sugli alimenti, non riuscendo a offrire ai figli una dieta ben bilanciata e un apporto proteico adeguato.
Tra le conseguenze della povertà materiale non tardano ad emergere i primi sintomi di una situazione sociale che offre sempre meno ai minori: tre milioni e 200 mila bambini e adolescenti (tra i 6 e i 17 anni) non hanno mai letto un libro e circa 4 milioni non hanno mai visitato una mostra oppure un museo.
Più della metà dei minorenni non ha mai viaggiato, non ha mai fatto sport e non ha i pomeriggi occupati da nessun'attività extrascolastica.
Sempre più ridotti quindi gli spazi in cui gli adolescenti acquisiscono consapevolezza individuale e sociale, assenti i luoghi di svago e formazione culturale, specialmente nelle periferie dove manca anche un'alternativa "urbana": non ci sono parchi, né giardinetti o spazi verdi condominiali.
Valerio Neri, il Direttore Generale di Save the Children Italia, durante la presentazione dei nuovi dati ha osservato che una soluzione di partenza potrebbe essere la realizzazione di più servizi per la prima infanzia, rinnovando le scuole e ripensando dal principio l'utilizzo e lo scopo degli spazi pubblici.
Ovviamente quello in cui spera il Direttore Generale è un'intervento vasto e impegnativo che necessiterebbe di un'azione determinata del Governo.
In questo senso, la campagna "Illuminiamo il Futuro" ha lanciato un segnale positivo: nello scorso maggio Save the Children ha aperto 11 "punti luce" in 8 regioni; si tratta di spazi ad alta densità educativa in zone particolarmente disagiate e prive di servizi dove per i minori è possibile studiare, giocare o fare sport. Inoltre personale qualificato è disponibile presso questi centri per pensare un piano formativo personalizzato per bambini in particolari difficoltà economiche; percorso che includa iscrizioni ad attività extrascolastiche o a campi estivi. Tali iniziative dovrebbero fungere da esempio per i comuni italiani più fragili o per le grandi metropoli come Roma, dispersive e rischiose per gli equilbri sociali dei più piccoli.
Inoltre, proprio l'esplosione automobilistica nelle grandi città ha compromesso e poi abolito la vecchia abitudine dei bambini di giocare per strada: in media, in Italia, solo 6 bambini su 100 utilizzano le strade e i parchi di quartiere come luoghi di svago o incontro, una percentuale bassissima con picchi in Umbria (ben il 14% dei minori ancora giocano in strada) e cali proprio nel Lazio (solo il 2,5% dei bambini).
Problemi e insufficienze analoghe sono ravvisabili anche nei servizi per i piccolissimi: nell'anno scolastico 2012/2013 soltanto 13,5% bambini tra gli 0 e i 2 anni hanno frequentato nidi pubblici convenzionati e restiamo ancora lontanissimi dall'obiettivo europeo del 33%.
Allo stesso modo, la scuola pubblica presenta le solite lacune: il 70% degli edifici che ospitano scuole elementari, medie e superiori ha più di 30 anni e circa la metà di queste necessiterebbero di seri interventi edilizi; inoltre il corpo docente risulta sempre meno formato e lontanissimo dagli standard a cui sono stabilizzati i colleghi europei.
Questi sono solo alcuni dei motivi in un quadro molto più complesso che conducono ad un tasso così alto di abbandono scolastico: il 17% degli studenti si ferma alle scuole medie, un tasso di abbandono tra i più alti di tutta l'Europa, drammatico e difficile da recuperare.
Qui l'Atlante dell'Infanzia 2014