L’incendio alla stazione di Bologna, protesta contro l’alta velocità

08/01/2015 di Redazione
L’incendio alla stazione di Bologna, protesta contro l’alta velocità

La mattina del 23 dicembre sono stati incendiati quattro pozzetti alla stazione di Bologna Santa Viola, ripercuotendosi gravemente sulla circolazione ferroviaria che ha subìto gravi disagi. Nei giorni successivi si è diffuso su internet un documento firmato dagli "anarchici e anarchiche bolognesi" che rivendica il gesto e riporta il pensiero alla battaglia contro la Torino-Lione con i suoi sabotaggi.
Il documento recita "crediamo che ciò che è accaduto parli in modo chiaro e trovi una sua precisa collocazione nel tempo, nello spazio e nelle pratiche di un movimento che lotta contro il Tav", si conclude con un secco "chiamiamo le cose con il loro nome", sollecitando cittadini e opinione pubblica a informarsi e a prendere posizione. Continua quindi la lotta all'alta velocità, e il documento si rivolge direttamente alle forze politiche coinvolte nella lunga questione: "al di là dei commenti di politicanti che hanno soffiato sul fuoco per alimentare letture farcite di terrore, e delle tesi complottiste che si sono fatte lentamente strada anche tra i nemici del Tav, ci piacerebbe riprendere quanto è accaduto per tornare a ragionare sulla pratica del sabotaggio".
Nella lotta contro il treno veloce si susseguono storie e si intrecciano pratiche diverse, tra di queste il sabotaggio che lo scorso 23 dicembre ha colpito proprio esclusivamente i treni ad alta velocità, rallentandola tratta Milano-Bologna e Bologna-Verona, disagi che se confrontati con quelli degli scorsi mesi costituiscono un chiaro metodo di protesta che va a colpire proprio il simbolo del cambiamento.