La Croce rossa in crisi

08/01/2015 di Redazione
La Croce rossa in crisi

Per rintracciare le origini dell'attuale crisi della Croce Rossa bisogna fare un passo indietro, al 2012, quando Mario Monti di fronte ai 170mila euro che lo stato italiano doveva sborsare per finanziarla, decise di privatizzarla. Il problema maggiore della privatizzazione è consistita negli esuberi del personale: ad ottobre 2014 i dipendenti erano 3.176 e sono stati calcolati circa 1000 esuberi, senza prevedere un piano per gestire il problema. La conseguenza sarà quella che se questi dipendenti non verranno riassorbiti in altre figure professionali nella Croce rossa, saranno probabilmente traghettati in un'altra amministrazione pubblica o dovranno farsi assumere in altre organizzazioni provinciali private. Comunque sorgeranno dei problemi, da aggiungere ai 1.400 precari che già rivendicano l'assunzione in pianta stabile nella Croce rossa, e i quali si dichiarano disinteressati alle sorti dell'azienda che dal 2007 promette loro un posto fisso, da quando Romano Prodi sancì la regolarizzazione in pianta stabile del personale precario.
Al 15 luglio scorso hanno fatto ricorso già 1.247 dipendenti e la Croce rossa ha già pagato 31 milioni di euro di sentenze, chiedendo prestiti dal Tesoro e imbattendosi in una pioggia di decreti ingiuntivi e pignoramenti.
Matteo Renzi si è limitato a rinviare a gennaio 2016 il termine del processo di privatizzazione, le conseguenze saranno amare non solo per i dipendenti in esubero o per quelli cacciati ma anche per l'efficienza della Croce rossa stessa.