Mafia Capitale: gare sospette in Comune e Ama corrotta

22/01/2015 di Redazione
Mafia Capitale: gare sospette in Comune e Ama corrotta

Continuano le indagini in Campidoglio per l'inchiesta Mafia Capitale, e soltanto nella mattina del 21 gennaio il Presidente dell'Anticorruzione Raffaele Cantone ha ricevuto centoventi pratiche sospette consegnate dal sindaco Marino. Si tratta di 20 appalti e 100 affidamenti diretti dubbi che potrebbero implicare imprenditori, criminali e politici nel giro di soldi e di appalti capeggiato da Buzzi e Carminati.
Nei fascicoli consegnati mercoledì ci sono gare vinte nel verde pubblico, nei lavori pubblici, nel sociale e anche gravi coinvolgimenti del sistema informatico del Comune che sembrerebbe costato dieci volte più del dovuto. La documentazione sembra inoltre contenere tutti i pagamenti effettuati dal 2008 al 2014 alle cooperative di Buzzi e a sei consorzi a rischio, tra i quali quello della Raccolta Differenziata, Formula Ambiente, la Città dell'Altra economia e Consorzio stabile Italservizi. La procura ha inoltre già richiesto la visione degli emendamenti sullo stanziamento del milione di euro per la manutenzione delle piste ciclabili, per la gestione dei campi rom e la manutenzione delle aree verdi, sperando di poter far presto luce sui fondi indebitamente impiegati. Gli appalti implicati sarebbero finora circa 120, cioè circa l'1% degli appalti complessivi, e tra le aziende municipali l'Ama risulta in assoluto la massima espressione dell'inquinamento delle gare di appalto.
Per l'ex dg dell'Ama, Giovanni Fiscon, sono stati previsti gli arresti domiciliari dai giudici del Riesame; nel rapporto ufficiale si legge che "l'Ama piuttosto che improntare la propria attività a criteri di imparzialità e buon andamento della pubblica amministrazione ha intrattenuto con le cooperative di Buzzi rapporti basati sulla corruzione". Risultano scambi serrati e frenetici di sms, sintomo di un rapporto anomalo nel corso di una procedura di aggiudicazione di un appalto.
Fiscon sarebbe stato tuttavia un mezzo nelle mani di Buzzi, che sopra a tutti avrebbe mosso i fili di svariati illeciti fino a sfruttare a suo vantaggio e a vantaggio dell'associazione le gravi vicende umanitarie come quelle dei migranti e dei richiedenti asilo.
Salvatore Buzzi fu condannato nei primi anni 80 per omicidio volontario e, avendo beneficiato di misure alternative e della grazia, è tornato a delinquere raddoppiando il fatturato delle cooperative in poco più di due anni, da circa 25 milioni a 60 milioni. Con la complicità della giunta dell'ex sindaco Alemanno Buzzi ha inquinato il sistema delle gare d'appalto capitolino e la speranza è quella che gli inquirenti sappiano fare luce su tutti gli aspetti che, ancora nella penombra, hanno subìto le ripercussioni di tali favoreggiamenti, privando i cittadini dei servizi primari in una metropoli grande e già complessa come Roma.