Migranti “invisibili”: quando i conti non tornano

29/01/2015 di Redazione
Migranti “invisibili”: quando i conti non tornano

I numeri parlano chiaro: nel corso del 2014, sono stati 166.000 i migranti che hanno varcato l'ingresso del territorio italiano, ma, di questi, sono solo 70.000  coloro che hanno presentato richiesta di asilo nel nostro paese. Per la maggior parte provenienti da Eritrea e Siria, teatri di lunghi e sanguinari conflitti, più di centomila sono giunti in Italia per proseguire oltre e raggiungere altri paesi europei. In questo passaggio e, spesso, con la connivenza delle autorità di polizia italiane, essi non sono stati
identificati, diventando "invisibili". La complicità tra i migranti e le forze dell'ordine trae origine da un vantaggio reciproco. Secondo il regolamento Dublino III, uno straniero identificato per la prima volta in Italia, se fermato in qualsiasi altro paese UE, deve essere rispedito nel paese di prima identificazione. Non segnalare parte dei nuovi ingressi permette, da un lato, al migrante di ricongiungersi con i propri familiari, verosimilmente residenti in un altro paese europeo nel quale richiedere asilo, e dall'altro, alle forze di polizia di "smaltire" le presenze straniere nel territorio italiano.Nonostante il problema degli ingressi illegali riguardi tutte le frontiere europee (compresa quella via terra sita a nord-est), l'Europa ha più volte richiamato l'Italia sull'argomento, insistendo sulla necessità di rispettare il regolamento di Dublino III e l'identificazione nel primo paese di accoglienza del migrante. Le autorità italiane hanno risposto all'appello distribuendo volantini plurilingue agli stranieri appena giunti, nei quali si intimava che, se essi si fossero rifiutati di essere identificati, la polizia avrebbe ricorso all'uso della forza e li avrebbe foto-segnalati e denunciati all'autorità giudiziaria. Una seconda circolare del Viminale indicava poi le "indicazioni operative" per effettuare la foto-segnalazione e i rilievi digitali. Gli effetti ottenuti sono stati: aver messo in difficoltà le forze di polizia, effettivamente impossibilitate a identificare tutti i migranti per carenza di strumenti atti a farlo, e di aver ulteriormente indisposto coloro già intenzionati a non farsi identificare. Diverse le voci provenienti dai vari sindacati di polizia schierate contro le circolari del Viminale. Tra le difficoltà riscontrate, l'impossibilità di denunciare un individuo che non voglia fornire i propri dati e la mancanza di un database condiviso con gli altri paesi europei, per cui sia possibile lo scambio di dati e informazioni sui presunti migranti "illegali".L'identificazione degli stranieri risponde al bisogno di sicurezza di un'Europa sempre più desiderosa di controllare le proprie frontiere, tant'è che la risposta politica ai problemi posti dal continuo aumento dei flussi migratori nel corso del 2014 è stata il superamento di Mare Nostrum con Triton. Resta, tuttavia, necessaria una revisione del regolamento di Dublino III che consenta ai migranti di scegliere liberamente il paese nel quale richiedere asilo, in modo da favorire il rispetto della legalità nella fase identificativa, sia da parte di chi varca i confini europei, sia da parte delle forze dell'ordine.