Ue: nelle farmacie pillola dei 5 giorni senza ricetta

15/01/2015 di Redazione
Ue: nelle farmacie pillola dei 5 giorni senza ricetta

L'Ema, l'agenzia del farmaco europea, e l'Ue hanno disposto che sarà presto possibile acquistare la pillola dei 5 giorni dopo in farmacia, senza obbligo di prescrizione. Una decisione rivoluzionaria, che in quanto tale provocherà una serie di reazioni sia a livello istituzionale che sociale. Infatti il Vaticano ha già polemizzato sulla decisione, ed è facile prevedere che nel nostro Paese il percorso di questa normativa sarà tutt'altro che lineare.
Filippo Boscia, ginecologo e presidente dell'Associazione medici cattolici, ha affermato: "non vogliamo che sia sancito il divieto di usare la pillola  ma definirla un contraccettivo è una bugia. Usarla vuol dire abortire, ma non è questo che mi preoccupa, quanto il fatto che ormai le giovani hanno rapporti a 13-14 anni. Se iniziano così presto a usare farmaci di questo tipo danneggiano il loro sviluppo riproduttivo. Confido che governo e Aifa blocchino tutto". Anche Pietro Uroda, dei farmacisti si è schierato contro: "per quanto ci riguarda questo rimedio non dovrebbe essere messo in commercio perché abortivo. È una vergogna: come la pillola del giorno dopo interrompe la possibilità di ospitare nell'utero il concepito. Stiamo facendo una causa legale e, se vanno avanti, diremo ai nostri associati di fare obiezione".
L'Agenzia del farmaco ha però puntualizzato che non si tratta di un farmaco abortivo, come vorrebbero insinuare i cattolici che osteggiano la decisione europea. La pillola è infatti assolutamente innocua anche a gravidanza iniziata, sebbene in Italia le donne che vogliono assumerla devono escludere, tramite test, l'eventualità di una gravidanza. Questa è una delle principali ragioni per cui EllaOne (è questo il nome del farmaco) viene scelta da 20mila donne l'anno, a fronte delle 320mila che prendono la pillola del giorno dopo. L'Aifa, l'agenzia italiana del farmaco, ancora non si è pronunciata, rimandando la decisione: "è anche ipotizzabile la richiesta al ministro della Salute di un approfondimento in seno al Consiglio superiore di sanità".