Amnesty mette in guardia sulla situazione dei diritti umani nel mondo

26/02/2015 di Redazione
Amnesty mette in guardia sulla situazione dei diritti umani nel mondo

Il 24 febbraio, a Mosca, Amnesty International ha presentato l'ultimo Rapporto sulla situazione dei diritti umani nel 2014, denunciando una loro problematicità sia sul fronte delle migrazioni che su quello dei gruppi armati ribelli: lo Stato islamico arrivato fino alla Libia, Boko Haram in Nigeria, Al Shabaab in Somalia. Denuncia Antonio Marchesi, presidente di Amnesty Italia: "Anno catastrofico per milioni di persone intrappolate nella violenza. La risposta globale ai conflitti e alle violazioni commesse dagli stati e dai gruppi armati è stata vergognosa e inefficace. Di fronte all'aumento degli attacchi barbarici e della repressione, la comunità internazionale è rimasta assente".
Se i governi mondiali non sapranno reagire di fronte alla mutata natura dei conflitti e non rimedieranno alle carenze identificate nel rapporto, la prospettiva per quanto concerne i diritti umani nel prossimo anno sarà tutt'altro che rosea: con popolazioni civili sottoposte ad attacchi, persecuzioni e discriminazioni di gruppi armati, crescenti minacce alla libertà d'espressione e ad altri diritti umani, tra cui le violazioni causate da nuove, drastiche leggi antiterrorismo e da sorveglianze di massa ingiustificate, e il peggioramento delle crisi umanitarie e dei rifugiati, con un sempre maggior numero di persone in fuga dai conflitti.
A livello globale, preoccupante è la situazione dei gruppi armati non statali, che continuano ad accumulare potere e ad abusare e terrorizzare cittadini inermi. Tra questi spiccano Boko haram in Nigeria, Al Shabaab in Somalia e la minaccia dello Stato Islamico, ormai giunto in Libia. A questi si contrappone l'aumento di "tattiche draconiane e repressive adottate da molti governi nell'anno passato". In Afghanistan, per esempio, si sono ripetute violazioni dei diritti umani da parte della Direzione nazionale per la sicurezza, tra cui torture e sparizioni forzate. In Kenya è stato adottato l'emendamento alla legge sulla sicurezza, normativa repressiva che potrebbe dar luogo ad ampie limitazioni della libertà d'espressione e di movimento. Comunità della Nigeria, già terrorizzate da anni da Boko Haram, sono state ulteriormente esposte alla violenza da parte delle forze di sicurezza, che hanno compiuto uccisioni extragiudiziali, arresti arbitrari di massa e torture. Anche in Pakistan è stata annullata la moratoria sulle esecuzioni, e in Russia e in Asia Centrale gli agenti di sicurezza nazionale hanno torturato centinaia di persone accusate di terrorismo. Anche in Turchia la legislazione antiterrorismo è stata utilizzata più volte per criminalizzare la libertà di espressione.
L'Italia non è esente dalle problematiche che riguardano i diritti umani, infatti nel rapporto viene segnalata per quanto riguarda il nostro Paese, la mancanza  del reato di tortura nella legislazione, il sovraffollamento delle carceri e la situazione disumana dei centri di detenzione per migranti. Inoltre il Rapporto bacchetta l'Italia per il mancato accertamento delle responsabilità delle morti tenute in custodia dalle forze dell'ordine fino ad arrivare alla forte discriminazione subita dalle comunità rom. Gianni Rufini, direttore di Amnesty Italia, afferma: "Durante il semestre di presidenza dell'Unione europea, l'Italia ha sprecato l'opportunità di dare all'Europa un indirizzo diverso, basato sul rispetto dei diritti umani, sul contrasto alla discriminazione e soprattutto su politiche in tema d'immigrazione che dessero priorità a salvare vite umane, attraverso l'apertura di canali sicuri di accesso alla protezione internazionale, piuttosto che a controllare le frontiere". Criticata anche la decisione di Renzi di porre fine all'operazione Mare Nostrum: "Dopo aver salvato oltre 150mila rifugiati e migranti che cercavano di raggiungere l'Italia dal Nord Africa su imbarcazioni inadatte alla navigazione, a fine ottobre l'Italia ha deciso di chiudere l'operazione Mare nostrum. Avevamo chiesto al governo, e lo stesso primo ministro si era impegnato pubblicamente in questo senso, di non sospendere Mare Nostrum fino a quando non fosse stata posta in essere un'operazione analogamente efficace, in termini di ricerca e soccorso in mare. Le nostre richieste non sono state ascoltate, con le conseguenze ampiamente previste di nuove, tragiche morti in mare, nonostante il pieno dispiegamento dei mezzi e l'impegno della Guardia costiera italiana, lasciata pressoché sola dalla comunità internazionale".
L'organizzazione continua a mettere in guardia la comunità internazionale su tutti i rischi che si corrono a non salvaguardare con attenzione i diritti umani. La cosa che più rattrista non solo è la disuguaglianza e la mancanza di diritti in alcune parti del mondo ma il fatto che ciascuna istituzione, anche europea, non è esente da colpe.
Leggi l'introduzione del rapporto