Camorra capitale: arrestate altre 61 persone, confiscati beni per 10 milioni di euro

12/02/2015 di Redazione
Camorra capitale: arrestate altre 61 persone, confiscati beni per 10 milioni di euro

L'Operazione Tulipano, un intervento su larga scala nell'ambito dell'inchiesta Mafia Capitale, ha portato alla "probabile" fine del dominio del clan Senese su Roma. L'operazione, condotta dai carabinieri del Nucleo investigativo, guidati dal colonnello Sabatino, è stata condotta tra Roma e Napoli. Le indagini hanno preso in considerazione il periodo tra il 2008 e il 2013, e hanno prodotto una serie di accuse a carico dei Senese - un clan composto da criminali romani e campani - tra cui usura, riciclaggio e reimpiego di denaro di provenienza illecita, associazione finalizzata allo spaccio, reati contro la persona, estorsione, associazione per delinquere di stampo mafioso, illecita concorrenza con violenza e minacce con l'aggravante delle modalità mafiose, illecita detenzione di armi e fittizia intestazione di beni.
L'operazione ha prodotto 61 arresti, beni confiscati per 10 milioni di euro e il sequestro di decine di locali. L'arresto più clamoroso è stato quello di Domenico Pagnozzi, conosciuto dalla malavita come "Ice", precedentemente condannato all'ergastolo per l'omicidio Carlino del 2001 e ora detenuto in regime di 41bis. Importante anche l'arresto di Colagrande, affiliato agli ambienti di estrema destra e indagato nell'inchiesta di Mafia capitale. È stata appurata l'esistenza di un forte sodalizio fra Pagnozzi ed il clan dei Senese, iniziato negli anni '80 durante la guerra alla Camorra. L'accordo comprendeva una serie di scambi di favore per compiere omicidi, laddove da Napoli arrivava la "mano d'opera" necessaria a compiere il delitto, che poi spariva puntualmente subito dopo. "Senese e Pagnozzi provengono da una guerra di Camorra dei primi anni '80, il sodalizio tra loro non si spezza mai, sono molto legati: c'era un patto tra i due per compiere delitti di sangue e per avere manodopera dalla Campania - ha spiegato Sabatino - Questa dinamica è stata ricostruita di recente.
Nell'omicidio Carlino del 2001 per il quale entrambi sono stati condannati all'ergastolo: Senese come mandante e Pagnozzi come esecutore materiale. Da allora si consolidano da un lato il potere criminale di Senese e dall'altro l'avvicinamento di Pagnozzi alla realtà romana". L'uomo che reggeva le fila di quest'organizzazione criminale è Michele Senese, da molti considerato come l'altro vero capo di Roma insieme a Carminati. I due non collaboravano direttamente, ma vi erano una serie di accordi che regolavano le varie aree di influenza. Senese, durante gli anni di Piombo, ha avuto un ruolo di peso nella criminalità romana: estorsioni, minacce, traffico internazionale di stupefacenti e minacce. Facevano parte del suo clan i cosiddetti napoletani di Tuscolana, che controllavano un territorio enorme tra Ponte Milvio e Tor Bella Monaca, noti con questo nome perché nel gruppo erano confluiti personaggi della criminalità romana così come noti camorristi napoletani, guidati dal loro capo Domenico Pagnozzi.
Pagnozzi era giunto a Roma nel 2005, riuscendo immediatamente a creare un punto di confluenza fra criminali romani e campani, controllando il gioco clandestino e d'azzardo e il collocamento delle slot machine negli esercizi commerciali. Uno dei settori che però il clan mirava maggiormente ad espandere era quello dello spaccio, oltre a quello del recupero crediti. "Un episodio scuola tipico di come l'organizzazione si insinuava nel territorio è quello che riguarda un uomo che aveva contratto debiti di usura - ha detto il comandante del Reparto operativo di Roma Lorenzo Sabatino - si tratta del titolare di un locale che è stato prima costretto a spacciare cocaina per pagare i debiti contratti e poi estromesso dal locale a ristoro del debito".
Soddisfatto il presidente della Regione Lazio Zingaretti, che ha voluto ringraziare "le forze dell'ordine e la magistratura per l'ottimo lavoro svolto nella lotta alla criminalità organizzata. Un'indagine condotta dagli agenti del Comando provinciale dei carabinieri di Roma ai quali va un ringraziamento particolare per l'impegno profuso che ha permesso di smantellare un sistema radicato nel territorio con lo spaccio di droga, usura, estorsione, riciclaggio e altri gravissimi reati".