Cibo e ambiente: prospettive del futuro

19/02/2015 di Redazione
Cibo e ambiente: prospettive del futuro

Un recente rapporto dell'Onu esamina il futuro impatto del clima sull'agricoltura e sull'ecosistema di mari e oceani, prospettando un futuro di profondi cambiamenti alimentari degli esseri umani. Senza esagerare, addirittura nel 2050 gli insetti e la carne sintetica potrebbero sostituire i pesci e le bistecche. Conseguenze dell'effetto serra che lentamente sta conducendo generi animali e vegetali  a rischio d'estinzione, con il risultato che la nostra dieta potrebbe essere stravolta e tutto quel che ora viene consumato regolarmente diventerebbe una prelibatezza rara.  A causa del riscaldamento globale le regioni meridionali diverranno sempre più aride e le colture verranno spostate verso le aree più fresche del nord con conseguenze gravi circa la distribuzione delle risorse e la loro effettiva bontà.  Quel che verrà coltivato in laboratorio con un apporto maggiore di anidride carbonica per alimentare la fotosintesi ovviamente non sarà equiparabile alle coltivazioni naturali che crescono più spontaneamente all'aperto, nei campi. La Co2 infatti farebbe crescere molto più rapidamente la pianta, condizione necessaria per la produzione e la vendita rapida, ma i semi avrebbero meno tempo per maturare inficiando profondamente la qualità delle coltivazioni. Inoltre, per alcune specie vegetali, l'anidride carbonica non è quello di cui hanno bisogno: a nord le piante non rischiano la siccità come al sud, ma temono molto di più i fenomeni alluvionali che rendono i terreni settentrionali molto meno fertili. In sintesi, i dati emersi dall'ultimo rapporto Ipcc dell'Onu sul clima potrebbero riassumersi così: se la temperatura aumenta oltre i 3 gradi i raccolti scendono. Partendo dalla plausibile prospettiva in cui non riusciremo a contenere il riscaldamento alla media di due gradi, la previsione di un calo ingente dei raccolti è più che mai reale. Mentre fino al 2030 secondo il rapporto i vantaggi e gli svantaggi si bilanceranno, dal 2050 in poi i danni diventeranno inarginabili e da qui la conseguenza di vedere i nostri cibi quotidiani sparire dal supermercato e dagli orti. In Italia, ad esempio, il calo dei raccolti di frumento potrebbe superare il 20% e probabilmente dovremmo importare pane e pasta da altri paesi con costi ingenti. Inoltre, ogni grado di temperatura in più fa scendere il raccolto di mais addirittura del 7% e questo calo va a compromettere anche la produzione di mangime per gli allevamenti industriali: nel ciclo della produzione, quindi, meno mais vuol dire meno carne e meno carne significa meno latte e formaggi, a prezzo più caro. Le mucche inoltre secondo l'Onu saranno sempre più a rischio di morte a causa del caldo e dell'umidità nel periodo in cui producono il latte: il tasso di mortalità salirà del 60%. Anche la fauna marina risentirà fortemente dei cambiamenti climatici: l'anidride carbonica sciogliendosi renderà più acida l'acqua, compromettendo l'habitat tipico degli oceani a partire dai coralli e finendo con i gamberetti e le aragoste. I pesci migreranno verso acque più fredde e inesplorate, dove salteranno i cicli riproduttivi di molte specie come sta già accadendo per i merluzzi e i salmoni, pesci che tra qualche anno potrebbero sparire completamente. I fagioli, contrariamente a quanto si crede in base alla loro presenza nelle ricette "povere", sono piante molto sensibili e il caldo, specie quello notturno, ne colpisce la produttività inficiando i raccolti fino al 25%. Lo stesso accade per i frutti con nocciolo come pesche, prugne e ciliegie che necessitano di un clima molto freddo perché l'impollinazione funzioni: un inverno mite ritarda o inibisce addirittura la fioritura. D'altronde, un segnale "domestico" del rapido riscaldamento globale è la presenza delle zanzare costante nell'anno, che senza un freddo deciso continuano a moltiplicarsi in modo esplosivo. Come le zanzare, le mosche olearie sono indice di un clima particolarmente mite anche d'inverno, e infatti quest'anno hanno ridotto del 60% , praticamente azzerato la produzione italiana di olio extravergine di oliva. Sarà presto compromesso anche l'equilibrio degli alberi di cacao sul Golfo di Guinea perché il caldo progressivo farà aumentare la traspirazione delle piante che senza la necessaria umidità inibirà il raccolto. È infatti in pericolo anche la tazzina di caffè, le cui piante amano il fresco dell'ombra degli alberi. Resta la variante asiatica del caffè, più robusta di quella arabica. Lo stesso accadrà ai vitigni che con lo slittamento al nord verranno progressivamente perduti: non basterà spostare le vigne di un Chianti 500 km più a nord; la buona riuscita del vino è composta di molti elementi tra cui altitudine, esposizione al sole, vento e composizione geologica, irriproducibili in una serra o in un laboratorio.